Giovedì 28 giugno alle ore 17, il Comune di Calcata in collaborazione con la Soprintendenza per l’Area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e la British School at Rome, e con il patrocinio dell’Archivio di Stato di Viterbo, inaugurerà una mostra fotografica sulla storia di Calcata: una città che sopravvisse a un decreto di demolizione emanato nel 1935 per dare vita nel corso del tempo a un doppio insediamento che ancora oggi ospita le due diverse comunità di Calcata Vecchia e Calcata Nuova.
L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 26 agosto 2018 nei weekend, negli orari 10-13 e 17-20, racconterà la storia della ‘disobbedienza’ civile di Calcata, così come le sue tradizioni e la vita quotidiana, che nel corso del Novecento si sono intrecciate con le campagne di ricognizione e gli scavi condotti dalla British School e dalla Soprintendenza nei siti dell’antica città falisca di Narce.
Ormai completamente abbandonata ed esposta ai cedimenti del terreno, Calcata fu allora chiamata il “paese che muore”.
Un appellativo, questo, che allo stesso tempo era conferito alla più celebre Civita di Bagnoregio. Tuttavia, proprio grazie al suo fascino decadente e surreale, il borgo fantasma cominciò man mano a essere ripopolato da artisti, artigiani e intellettuali che, a partire dagli anni ’60, vennero da ogni parte del mondo in cerca di una dimensione di vita genuina e in contrasto con l’incalzante società industriale e consumistica.
Ai piedi di Monte li Santi sono visibili i resti di un santuario falisco scoperto nel 1985 e che doveva essere di notevole dimensioni.





