Dopo la confortante riuscita del primo libro di narrativa di Naldo Anselmi, “Una favola che si fa vita”, è con gioia che l’autore annuncia la pubblicazione di un secondo, un saggio sulla “Vita contadina del dopoguerra”, 224 pagine, edito ancora dalla Magalini, prefazione del Rettore dell’Università della Tuscia.
Quale testimone diretto, Naldo Anselmi ha voluto raccontare la realtà contadina nell’Italia centrale del secondo dopoguerra, gli ambienti, i caratteri, le usanze, le fatiche, gli svaghi delle sue genti e lo scorrere delle loro attività durante le diverse stagioni.
L’autore racconta:
Ho quindi tratteggiato l’abbandono delle campagne, che ha talora modificato addirittura il paesaggio, e la scomparsa della civiltà contadina, in connessione con l’inarrestabile succedersi delle innovazioni e dei processi emigratori (non sempre indolori) legati al boom economico. In coda ho illustrato trenta significativi eventi od emblematiche attività che furono a fondamento di tale civiltà, in gran parte scomparsi o notevolmente trasformati o che semplicemente oggi non hanno più quel valore che la gente di campagna di allora conferiva loro.
Naldo Anselmi si augura che la lettura risulti piacevole oltreché a quanti vissero tale periodo, anche ai giovani, che vi potranno trovare tante loro ‘radici’, nonché a quanti sensibili alla cultura rurale del passato, che certamente apprezzano quelle ataviche esperienze e quegli antichi usi contadini, molti dei quali (le “famose” R: Recupero, Riciclo, Riduzione, Riutilizzo, Rotazione, ecc) assai vicini a certuni attuali principi di quell’economia sostenibile e ‘circolare’ di cui si sente sempre più parlare.
Se eventualmente leggerete il libro, l’autore spera in un parere sincero.






