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Beatrice Cenci: storia di una eroina popolare

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Beatrice Cenci: storia di una eroina popolare giustiziata per parricidio

 

Ogni giorno, attraverso la televisione e i giornali, ci vengono raccontate storie  di abusi, omicidi e violenze. Ancora una volta, la storia sembra ripetersi, soprattutto quando parliamo della storia di Beatrice Cenci.

 

Chi fu Beatrice Cenci?

Beatrice Cenci, fu una giovane nobildonna accusata dell’uccisione del padre Francesco Cenci. Volendo utilizzare un termine più vicino ai nostri tempi, venne accusata di parricidio.

 

Le Origini

Beatrice Cenci proveniva da una famiglia di nobili. Suo padre era un conte molto violento e dissoluto, sua madre Ersilia Santacroce morì quando Beatrice aveva appena sette anni. Insieme a sua sorella Antonina, visse la sua adolescenza presso il Monastero di Santa Croce a Montecitorio, dalle monache francescane. Suo padre Francesco, sposò in seconde nozze Lucrezia Petroni, quando Beatrice aveva soli 15 anni.

Quando Beatrice fece ritorno a casa trovò una situazione familiare molto difficile. Suo padre Francesco, indebitato fino al collo, venne più volte processato e incarcerato per delitti infamanti. I suoi debiti erano diventati considerevoli e iniziò anche a bere. Tutta la violenza del conte Francesco si riversò sulla povera Beatrice e su Lucrezia.

Il conte accecato dall’odio e dalla violenza, volendo impedire a sua figlia Beatrice di sposarsi, decise di segregarla insieme alla sua seconda moglie, in un piccolo castello del Cicolano, nel territorio del Regno di Napoli, di proprietà della famiglia Colonna.

 

Il Parricidio

Beatrice, soggiogata dal sistema despotico di suo padre, iniziò a nutrire un forte risentimento e una sfrenata voglia di vendetta. Per questa ragione, escogitò un piano insieme all’aiuto della sua matrigna e dei suoi fratelli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti ed il maniscalco Marzio da Fioran detto il Catalano.

Purtroppo, per ben due volte il piano fallì ma questo non impedì a Beatrice di portare a segno il suo obbiettivo. Infatti, suo padre venne stordito dall’oppio fornito da Giacomo e mescolato ad una bevanda, fu assalito nel sonno: Marzio gli spezzò le gambe con un matterello, Olimpio lo finì colpendolo al cranio ed alla gola con un chiodo ed un martello. Per nascondere il delitto i congiurati tentarono di simulare una morte accidentale per caduta: fu aperto un foro nelle assi marce di un ballatoio della Rocca di Petrella, tentando d’infilarci il cadavere. La cosa non riuscì: il foro era troppo piccolo. Decisero allora di gettarlo dalla balaustra.

Dopo qualche giorno, il suo corpo venne ritrovato nei pressi della Rocca e sepolto nella chiesa di Santa Maria.

 

Le indagini

Nonostante inizialmente non vennero fatte le dovute indagini, il mistero dietro la morte del conte Cenci iniziò a suscitare dubbi e domande che indussero le autorità locali ad indagare sul reale svolgimento dei fatti. Per volere del Pontefice Clemente VII, venne riesumato il corpo di Francesco per fare le dovute perizie. Gli esami svolti sulle ferite del corpo della vittima dimostrarono che non si trattava di un incidente. In poco tempo, tutti gli occhi furono puntati sulla famiglia del conte Cenci.

 

Il processo

Il processo fu dato in mano al giudice Ulisse Moscato ed ebbe molto seguito. Per la difesa venne nominato l’avvocato Prospero Farinacci, il quale nonostante dichiarò che la sua assistita Beatrice fu più volte stuprata da suo padre, non riuscì ad evitarle la tragica sorte. Per l’accusa, l’avvocato Pompeo Molella, che fece leva sulla premeditazione dei fatti. Beatrice e gli altri congiurati vennero giudicati colpevoli e condannati a morte.

L’esecuzione

Ad assistere all’esecuzione di Beatrice, Lucrezia e di suo fratello maggiore, avvenuta nella mattina dell’11 settembre del 1599 nella piazza di Castel S’Angelo, ci furono tre grandi artisti dell’epoca: Caravaggio, Orazio Gentileschi e la figlia di costui, futura pittrice, Artemisia. La decapitazione delle due donne fu eseguita con la spada, mentre suo fratello Giacomo, fu mazzolato e infine squartato.

La storia narra che negli anni avvenire, il popolo considerando le angherie e i soprusi subiti da Beatrice, venne assurta come una vera eroina popolare.

Mirko Giudici

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