Stefania: Abbiamo con noi Carola Salvato, fondatrice di GWPR Italia. Benvenuta Carola! Prima di spiegare nel dettaglio di cosa si tratta, grazie per essere qui. Nel presentarti, emerge che hai creato una bellissima impresa. Ma raccontaci: qual è stato l’episodio preciso o l’esperienza lavorativa che ti ha spinto a fondare questo capitolo italiano?
Carola Salvato: Grazie Stefania, un saluto affettuoso a te e a tutti gli ascoltatori. Sì, sono Carola Salvato, Presidente e Co-founder di GWPR Italia (Global Women in PR), il capitolo italiano di un’organizzazione e rete internazionale di professioniste della comunicazione presente in oltre 13 paesi nel mondo. Il progetto è nato in Italia nel 2019 grazie a una cara amica che oggi è volata in cielo, Filomena, all’epoca anche presidente di Assorel, un’importante associazione che rappresentava le pubbliche relazioni in Italia. È nata in un momento particolare e devo dire che mi ha dato tantissimo. All’inizio c’era una grande voglia di scrivere una pagina bianca, di creare un collettivo di voci che, nel rispetto della pluralità e della diversità, potessero impegnarsi nell’ambito dell’empowerment. Per me, ed era così per noi, “empowerment” significa rivelazione del sé, del potenziale umano, del proprio talento ed espressione della natura del femminile. Sono poi riuscita a coinvolgere altre colleghe, co-founder e attualmente parte del consiglio direttivo come me, anche loro alla guida di importanti agenzie di comunicazione e PR. Così abbiamo dato corpo all’idea del capitolo italiano, fortemente sostenuto dal direttivo internazionale di Londra. Per passarti la parola, siamo partiti da un’associazione che si dedicava prevalentemente al gender pay gap, essendo nata come osservatorio nel mio ambito professionale, per poi spostarci sul tema dell’espressione del talento, del ruolo dei comunicatori e sull’essere un collante per un contesto più ampio.
Stefania: Quanti risultati avete raggiunto e, soprattutto, qual è quello che ti ha fatto capire che hai veramente lasciato un segno nel settore delle pubbliche relazioni e nella leadership femminile?
Carola Salvato: Stefania, vorrei dirti cosa rappresenti per me il concetto di “risultato”. Il tema del risultato è incidere ogni giorno con una piccola cosa. Credo nella legge dei piccoli passi: un passo alla volta possiamo davvero dare il via a trasformazioni impensabili. Mi sento di aver inciso ogni volta che una donna si sente incoraggiata a rimettersi in gioco all’interno della propria organizzazione, a chiedere di sedersi a un tavolo importante, a essere più consapevole delle proprie capacità. E mi sentirò di aver veramente inciso quando una media impresa italiana mi dirà: “Abbiamo cambiato il board e il piano di successione manageriale non perché dovevamo, ma perché abbiamo capito che la diversità di sguardo non è pura compliance, ma un vantaggio” e, soprattutto, è ciò che può rendere più innovativo l’intero sistema. Ogni giorno mi sento incoraggiata dai legami che si creano all’interno di questo mondo composito in cui GWPR è parte attiva, voce e attrice, creando connessioni di grande valore. Il mio sogno è che nei team di comunicazione e public affairs la parità — anzi, l’equanimità, che è una parola che mi piace di più — diventi così normale da non meritare un applauso. Ecco, quando smetteremo di applaudire l’ovvio, avremo vinto. E soprattutto quando gli uomini saranno al nostro fianco come sostenitori, perché l’alleanza è il vero driver di crescita di tutto il sistema.
Stefania: Qual è lo ostacolo più difficile nel raggiungimento di questi obiettivi?
Carola Salvato: Le convenzioni che ci abitano, perché siamo figli della nostra cultura. Lo vedo anche considerando il mio percorso familiare e di crescita. Quelle convenzioni ci fanno pensare che le cose non possano essere superate, e invece noi siamo evoluzione. Non solo perché lo dice la fisica, lo ricorda la storia o lo riportano le evidenze, ma perché noi siamo infinito. Quando smettiamo di pensare di essere quell’infinito e creiamo dei limiti assoluti, allora si fa fatica. È vero che alcune cose potremmo accelerarle, potremmo far sì che la rappresentanza di genere non sia un traguardo centenario… ecco, quando smetteremo di dire che è difficile, probabilmente avremo un volano maggiore. Direi che il limite siamo noi.
Stefania: Vero. Ci sono rimasti solo tre minuti e vorrei parlare di un’altra cosa. Tu fai parte anche di un’altra realtà, che è KEA Connecta . Guardando il tuo profilo, sono rimasta molto colpita dalla filosofia dei “quattro cerchi”. Cosa rappresentano concretamente?
Carola Salvato: Rappresentano una sfida, perché Kea Connecta è un incubatore di potenziale e di pensiero. I quattro cerchi sono il modo in cui questa realtà di consulenza internazionale ragiona sul cambiamento; non è una struttura rigida, i cerchi sono un ecosistema di equilibrio. Ogni cerchio è una dimensione che un’organizzazione dovrebbe armonizzare oggi per crescere in modo sostenibile creando impatto:
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Il primo cerchio è l’Identità: Chi siamo e perché esistiamo.
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Il secondo cerchio sono le Relazioni: Come ci connettiamo con le persone, i partner, le comunità e il mondo degli ecosistemi.
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Il terzo cerchio è la Strategia e la Direzione: Dove vogliamo andare e con quali scelte ci muoviamo.
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Il quarto cerchio sono le Azioni e le Pratiche: In che modo rendiamo regole ciò in cui crediamo.
È un modo diverso di impostare il lavoro. La consulenza rimane tale, ma in questo modo diventa anche missione e fonte di ispirazione costante, in cui gli esseri umani si ritrovano a incubare i propri ideali, idee e visioni per rendere la progettualità non solo un servizio di interesse finanziario, ma umanistico.
Stefania: Tu fai parte di due realtà: GWPR che promuove la leadership e l’empowerment femminile, e KEA Connecta che lavora sulla strategia e l’innovazione. In che modo l’esperienza che hai maturato nel contrasto al gender gap influenza il tuo approccio nel consigliare le aziende sulla governance, la cultura organizzativa e la reputazione?
Carola Salvato: Ti potrei rispondere di pancia che queste due realtà sono diverse — una è espressione del senso di missione e attività civica, l’altra è professionale e di business — ma in entrambe si tratta di portare nella stanza una domanda, qualunque sia il tavolo: “Chi dovrebbe essere seduto a questo tavolo e non c’è? E cosa non viene fatto perché questo profilo non è presente?” Sedersi a quel tavolo e generare innovazione di pensiero mi ha insegnato a leggere i punti ciechi della governance e di una cultura organizzativa che dovrebbe essere più votata a una visione ontologica. Credo che questa consapevolezza abbia impreziosito il mio modo di intendere l’aspetto professionale, perché noi non viviamo più vite, siamo una persona sola che cerca di collegare contesti e significati tra di loro. Quando consigliamo un’azienda, spesso grazie all’esperienza in GWPR, mi fermo e mi soffermo sul senso e sul significato. È una lente che ha rivelato altre cose.
Stefania: E su questo splendido concetto io ti devo salutare. Carola, ti ringrazio tantissimo per aver portato la tua esperienza ai nostri microfoni. Spero veramente di risentirti molto presto. Grazie, Carola.
Carola Salvato: Grazie a voi, un affettuoso abbraccio a tutti coloro che ci ascolteranno. Grazie per l’attenzione e grazie a te, Stefania.






