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Con Giordano Fatali, andiamo alla scoperta della Fondazione Campus Montecitorio

Competenze + Collaborazione = Sviluppo. 📈 È questa la formula che ho avuto il piacere di approfondire durante l'ultima puntata del "TG degli Eventi" insieme a Giordano Fatali, Presidente della Scuola Nazionale di Educazione Civica e della Fondazione Campus Montecitorio.

Intervista a Giordano Fatali, Presidente della Scuola Nazionale di Educazione Civica e della Fondazione Campus Montecitorio

 

Presidente Giordano Fatali , le donne sono ancora poco presenti nei ruoli apicali delle istituzioni e del mondo del lavoro. In che modo la Scuola Nazionale di Educazione Civica può contribuire a formare una nuova leadership femminile?

La mia risposta è sempre la stessa ed è molto semplice: bisogna essere insieme. Per le donne, ma anche per tutti coloro che vogliono migliorare la propria condizione e contribuire allo sviluppo del Paese, la chiave è mettere insieme le migliori competenze e farle collaborare. Nel mio ultimo libro ho sintetizzato questo concetto in una formula: competenze più collaborazione uguale sviluppo. Solo lavorando insieme si possono ottenere risultati concreti per sé stessi, per gli altri e per l’Italia.

Purtroppo viviamo in un Paese dove la collaborazione è ancora difficile. Siamo ricchi di idee, convegni e dibattiti, ma spesso manca la capacità di trasformare le parole in azioni. Per questo il mio invito alle donne è quello di fare rete, collaborare e costruire obiettivi comuni.

Lei parla spesso dell’importanza della collaborazione. Quali ostacoli incontra oggi il mondo associativo che si occupa di empowerment femminile?

In Italia esistono moltissime associazioni e realtà che lavorano sulla leadership femminile, sull’emancipazione e sui diritti delle donne. Il problema è che spesso operano in modo separato. Mi è capitato più volte di sentire dire: “Non partecipo a quell’incontro perché c’è un’associazione concorrente”. Questo atteggiamento rischia di mettere in secondo piano la causa comune.

La vera sfida è superare la frammentazione e lavorare insieme. Solo così si possono affrontare efficacemente temi fondamentali come l’educazione finanziaria, la lotta alla violenza di genere, l’accesso delle donne ai ruoli di responsabilità e il superamento del gender pay gap.

Quali iniziative concrete portate avanti attraverso la Scuola Nazionale di Educazione Civica e la Fondazione Campus Montecitorio?

Noi lavoriamo su tre direttrici fondamentali: progetti, leggi e cultura. Crediamo che ogni grande tema debba essere affrontato contemporaneamente su questi tre livelli.

Da una parte formiamo le nuove generazioni sui temi più importanti per il futuro del Paese, tra cui leadership, cittadinanza attiva e condizione femminile. Dall’altra cerchiamo di trasformare le riflessioni in proposte concrete e campagne operative.

L’obiettivo non è limitarsi all’analisi dei problemi, ma individuare soluzioni e attivare persone, istituzioni e organizzazioni affinché possano contribuire al cambiamento.

Uno dei progetti più innovativi che avete lanciato è il metodo “Agenda Paese”. Di cosa si tratta?

Agenda Paese nasce dall’esigenza di creare un modello di collaborazione permanente tra istituzioni, imprese, associazioni, giovani e mondo delle competenze.

Abbiamo costruito una matrice che ci permette di affrontare ogni tema strategico del Paese partendo da tre domande fondamentali: qual è la situazione attuale, cosa bisogna fare e chi deve farlo.

Per ogni argomento, compresa la condizione femminile, analizziamo lo stato dell’arte e individuiamo azioni concrete sul piano progettuale, normativo e culturale. Successivamente coinvolgiamo tutti gli attori che possono contribuire alla soluzione del problema.

L’obiettivo è produrre un cambiamento reale e duraturo, formando i leader di oggi e quelli di domani.

Qual è la vostra visione di educazione civica?

Per noi educazione civica significa prima di tutto conoscere lo Stato e il Paese. Da un lato studiamo la Costituzione, le istituzioni e il funzionamento della democrazia; dall’altro approfondiamo temi come energia, mobilità, inclusione e sviluppo.

Ma la conoscenza da sola non basta. La nostra idea è quella di una formazione orientata all’azione. Vogliamo che i giovani diventino protagonisti e partecipino concretamente alla costruzione di un’Italia migliore.

Tra le campagne che state promuovendo c’è anche quella sul gender pay gap. Qual è il vostro approccio?

Non vogliamo creare l’ennesima campagna separata dalle altre. Il nostro obiettivo è mettere insieme tutte le realtà che già stanno lavorando su questo tema: istituzioni, associazioni, aziende e organizzazioni.

Oggi esistono molte iniziative valide, ma spesso procedono in parallelo. Noi vogliamo costruire una rete capace di trasformare queste energie in un vero progetto di sistema. Se riusciamo a far convergere gli sforzi, possiamo incidere concretamente sulla riduzione del divario retributivo e, più in generale, sul miglioramento della condizione femminile nel nostro Paese.

Guardando al futuro, quali saranno i prossimi passi della Scuola Nazionale di Educazione Civica?

Continueremo a sviluppare percorsi formativi e campagne concrete sui principali temi strategici dell’Italia. Inoltre lanceremo una nuova piattaforma basata sull’intelligenza artificiale chiamata Continuous Referendum, pensata per aggiornare e condividere costantemente l’Agenda Paese.

La nostra ambizione è creare uno spazio permanente di partecipazione e collaborazione, dove cittadini, istituzioni, imprese e associazioni possano contribuire insieme alla costruzione delle soluzioni di cui il Paese ha bisogno.

Il messaggio finale che desidera rivolgere alle donne?

Di non restare isolate. Fare rete, condividere competenze, collaborare e lavorare per obiettivi comuni è la strada più efficace per conquistare nuovi spazi di rappresentanza e responsabilità. Le donne hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del Paese e il loro contributo deve essere sempre più valorizzato e sostenuto.

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