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Donne singole e maternità negata: intervista all’autrice Barbara Zoina

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Barbara Zoina è l’autrice del libro Donne singole e maternità negata, edito nel 2020 da Edificare Universi. Nelle pagine di questo diario – come lei stessa lo definisce – ha voluto raccontare il suo percorso verso la maternità, ostacolato e contrastato a causa di un solo motivo: quello di essere una mamma single.

«Ci sentiamo quando la piccola Zoe Judith dorme». Così esordisce Barbara Zoina quando le chiedo di scambiare qualche parola sul suo libro. Poi scopro che Barbara è davvero la donna resiliente che emerge dalle pagine del suo libro.

Barbara, perché ha deciso di scrivere questo libro?

«Con il mio libro, vorrei mettere in evidenza qualcosa di molto semplice. Una donna in autonomia può decidere di avere una famiglia monogenitoriale. E questo per tanti motivi diversi. Quello che vorrei è che questo sia compreso e che questa donna sia messa nelle condizioni di poterlo fare in Italia.

Non è giusto che debba come me fare migliaia di chilometri, esponendosi a difficoltà economiche. Rischi oggettivi. Perché le partenze sono anche improvvise. Sono viaggi che costano e che non si possono rimandare perché chi li intraprende ha già preparato il proprio corpo a un trattamento e nessuna si sentirebbe di rinunciarvi».

Ma perché la legge del 2004 continua a esistere? Quali sono i limiti secondo lei nel nostro paese ad accettare il fatto che una donna single possa volere una famiglia?
«Noi siamo il risultato di culture che ci hanno condizionato, in cui i princìpi, anche religiosi, si sposano, con quelli che sono i principi etici. E questi a loro volta si sposano con quelle che sono le leggi. È tutto intrecciato, anche se l’Italia di base dovrebbe essere uno Stato laico in cui sono ammesse diverse culture, diverse religioni in cui c’è lo spirito di integrazione. Sono bellissimi principi in teoria, ma poi nella pratica tutto questo è difficile che venga posto in essere.

Per questo motivo, in Italia una donna che ha raggiunto i 40 anni e quindi non è fertile al 100%, ha dei limiti e non può assolutamente richiedere una gravidanza assistita. Invece una donna in coppia che sia sposata o convivente sì. Non si tratta più di discriminazioni di genere. Si tratta di discriminazioni nello stesso genere.

Esistono tante famiglie, tanti modelli. Io e la mia bambina siamo una famiglia, benché monogenitoriale. Io mi sento una famiglia con lei. Io penso che questa legge non corrisponde alla realtà moderna. Dal 2004, in fondo, sono passati quasi venti anni».

 

Le è capitato di affrontare difficoltà a causa della sua scelta?

«Naturalmente, anche io ho avuto titubanze, incertezze, paure, ma più a causa degli altri. Davanti a una scelta del genere, alcuni dicono che sei coraggiosa, altri egoista, altri ancora sono preoccupati perché manca la figura paterna. Quando dico di essere una mamma single, alcuni mi guardano con compassione, come se fosse una mancanza, quando in realtà è una mia scelta.

Io sono assertiva in primo luogo con me stessa, sono felice e convinta della mia scelta. Mia figlia è un dono. Ma gli altri hanno difficoltà. L’altro giorno mia figlia ha cominciato a ripetere le parole di una bambina più grande che chiamava il suo papà. Mi sono avvicinata a lei e le ho detto: “Zoe, noi non abbiamo un papà. Siamo solo mamma e Zoe”. E lei ha semplicemente sorriso. Credo che a volte spiegare questo tipo di cose a un bambino sia molto più semplice di quanto si pensi».

 

Leggendo il suo libro percorriamo insieme a lei gli ostacoli e gli spostamenti per arrivare alla sua bambina. Sembra quasi di leggere uno di quei romanzi di crescita. Ma lei quando è diventata veramente madre? Quando è nata Zoe o prima quando ha deciso di averla?

«Questa è una bella domanda, in realtà. Non lo so se c’è un momento in cui si diventi madri. Io penso che per una donna, la maternità è un po’ qualcosa con cui si convive da sempre. Secondo me, noi nasciamo madri perché è qualcosa di ancestrale, è un istinto naturale.

Dentro di noi siamo madri, non lo diventiamo. Io personalmente non avevo mai sentito l’esigenza di avere un figlio prima dei quarant’anni.
Se avessi incontrato un uomo con cui avere una famiglia, lo avrei fatto sicuramente, ma questo non è accaduto allora io ho voluto comunque esaudire il mio desiderio di essere madre.

Adesso che c’è Zoe Judith sicuramente mi sento madre. Finché non hai un figlio concretamente, finché non ti occupi di una persona che dipende solo da te, non lo capisci davvero».

 

Un’ultima domanda. Porterà Zoe Judith in Spagna a farle vedere il confine con il Portogallo che ha osservato il giorno in cui ha capito che l’operazione era andata a buon fine?
«Certo che ci andrò. Penso tra qualche anno, quando Zoe Judith sarà più grande. Così, potrò rivedere le mie amiche. Non lo erano prima, ma lo sono diventate. Ho viaggiato molto e in un modo che non conoscevo. E anche questo è stato un dono che mi ha fatto Zoe Judith».

 

Terminiamo l’intervista appena in tempo. Zoe Judith si è svegliata e Barbara va a prendersi cura di lei. In quel momento, ne sono certo, Barbara Zoina è una delle donne più resilienti con cui io abbia avuto la fortuna di parlare.

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