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Gian Luca Campagna si racconta ai microfoni di Radiotusciaevents

Gian Luca Campagna si racconta a Ombre Festival: «Il mio José Cavalcanti, un burbero dal cuore di meringa che lotta per gli ultimi»

 

Gian Luca Campagna si racconta a Radiotusciaevents e parteciperà a Ombre Festival: «Il mio José Cavalcanti, un burbero dal cuore di meringa che lotta per gli ultimi»

Stefania Capati: benvenuti a una nuova puntata dello speciale. Oggi abbiamo un ospite davvero speciale, una persona che conosco da tempo e di cui apprezzo molto il lavoro, ma è la prima volta che ho il piacere di ospitarlo ai microfoni di Radio Tuscia Events. Con noi c’è Gian Luca Campagna. benvenuto, Gian Luca!

Gian Luca Campagna: ciao, grazie! Eccoci qui!

Stefania Capati: alla fine ce l’abbiamo fatta! Ti ho voluto qui perché il prossimo 15 luglio parteciperai a Ombre Festival, dove presenterai il tuo libro intitolato Il giardino dei nani solitari. Raccontaci come è nato questo libro, perché dietro c’è una storia particolare.

Gian Luca Campagna: diciamo che l’idea mi è arrivata quando ho visto delle immagini particolari di Ceuta, l’enclave spagnola in terra marocchina. Mi hanno colpito molto le immagini dei profughi africani che, nel tentativo di arrivare in Europa, cercano di scavalcare questo muro di recinzione e filo spinato alto quattro metri. Superare quel confine significa per loro entrare in territorio spagnolo e poter usufruire di tutti i pass per muoversi nella Comunità Europea.

Da qui è nata la storia del protagonista, che viene a conoscenza di due bambini appartenenti alla popolazione Sahrawi, Latifa e Mohamed. Attraverso uno stratagemma, i due lo convincono a farsi portare lungo le rotte mediterranee verso un centro di accoglienza gestito da istituti religiosi cattolici a Roma. Nel caso specifico, il protagonista si lascia convincere a portare i ragazzi a Malaga, che è il primo aeroporto da cui può congiungersi facilmente con Roma. Soltanto che, nel frattempo, scoppia la pandemia di COVID-19.

Stefania Capati: a questo punto succedono molte altre cose, ma non sveliamo troppo, altrimenti ai lettori che verranno al Festival cosa racconteremo? Sul palco di Ombre Festival, però, non sarai da solo: ci sarà anche un reading musicale con danza. A chi è venuta l’idea di coniugare la presentazione del romanzo con il teatro, la musica e il ballo?

Gian Luca Campagna: da diversi anni cerco di coniugare vari linguaggi artistici per coinvolgere maggiormente il pubblico e non limitarsi solo ai lettori abituali, cercando di avvicinare le persone al romanzo. Nel corso del tempo ho notato che a volte le presentazioni tradizionali, anche di grandissimi autori, non fanno sempre il pieno di pubblico. Lo spettatore o il lettore oggi cerca qualcosa di più coinvolgente. Per questo motivo ho cercato di produrre un format che abbracci la musica, il teatro e la danza, per avere “armi di seduzione” maggiori rispetto alla semplice lettura.

Stefania Capati: secondo me è un format che funzionerà benissimo ed è molto coinvolgente. Tra l’altro, la coreografia è firmata dalla scuola di danza Tersicore di Arianna Caso e Roberta Cataudella.

Gian Luca Campagna: esatto. La particolarità questa volta è che cercheremo di coniugare le letture e le scene in cui si muove il protagonista. Spesso le atmosfere dei miei libri richiamano l’Argentina e il Sudamerica, il che rimanda subito al tango. Questa volta invece, grazie ad Arianna e Roberta, abbiamo studiato qualcosa che abbracci la voce e i sentimenti del protagonista con performance di danza contemporanea e pop. Sarà una comunicazione molto più particolare rispetto al passato. Se con il tango si riesce a sedurre evocando rotte esotiche e lontane, non è un azzardo provare anche altre tipologie di balli e musiche, che sono sicuramente più urgenti ed efficaci rispetto alla trama di questo romanzo.

Stefania Capati: l’ultima domanda prima di chiudere: parliamo del tuo personaggio, José Cavalcanti. Come è nato dalla tua penna e che tipo è questo detective?

Gian Luca Campagna: beh, innanzitutto è un tipo poco raccomandabile, nel senso che è meglio stargli lontano! Scherzi a parte, José Cavalcanti è un burbero dal cuore d’oro. O meglio, con un cuore duro come una meringa. Ha una scorza esterna molto ruvida ma in realtà si prodiga soprattutto per gli ultimi, per i disperati che vivono alla periferia della vita. È colui che alla fine si batte sempre per i più deboli. Dopo quattro romanzi e con i prodromi di un quinto, se dovessi fare un paragone, direi che somiglia un po’ al Vittorio Gassman dell’Armata Brancaleone. In tutte le sue avventure è accompagnato da una brigata rabberciata di “sfigati”, di gente reietta dalla società, e insieme a loro cerca una sorta di riscatto. Non si tratta solo di arrivare alla conclusione di un’indagine, ma di far sì che questi personaggi possano avere una resilienza e affacciarsi finalmente a una vita più rosea.

Stefania Capati:  hai anticipato che ci sarà un quinto volume con questo protagonista. Puoi dirci qualcosa velocemente?

Gian Luca Campagna: sì, anche se i tempi saranno un po’ lunghi perché prima ci sono altri progetti editoriali più immediati. Comunque si ritornerà in Sud America. Questa volta ci sarà un doppio binario temporale con due percorsi narrativi differenti: uno contemporaneo e l’altro che ci riporta al 1982, all’epoca della guerra delle Falkland-Malvine tra Argentina e Inghilterra.

Stefania Capati: un evento che ci ricordiamo tutti. Gian Luca, siamo arrivati al termine e purtroppo, quando le conversazioni sono piacevoli, il tempo vola. Ci diamo appuntamento al 15 luglio a Ombre Festival a Viterbo e poi in seguito per le tue nuove opere letterarie. Grazie per questa intervista!

Gian Luca Campagna: grazie a voi, ci vediamo il 15 a Viterbo allora!

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