Stefania Capati: sabato 11 luglio a Ombre Festival arriva un artista che da sempre racconta la vita con ironia, profondità e uno sguardo molto umano. Attore, autore e regista, Pier Maria Cecchini presenta il suo nuovo libro “Gli amori del tempo fermo – Una vita abbastanza. Capitolo secondo”. Benvenuto su Radio Tuscia Events. Il titolo parla di “tempo fermo”. Esiste davvero un momento della vita che resta immobile dentro di noi, anche quando tutto il resto cambia?
Pier Maria Cecchini: sì, è come un fermo immagine della memoria. Ci sono dei momenti nella nostra vita che vengono immortalati per sempre e sono lì, in questo grande archivio della memoria che ognuno di noi ha e che ogni tanto sfogliamo. Ci ricordiamo con lo stesso profumo, lo stesso ruolo, e noi lo viviamo in maniera circolare. C’è sempre quel momento, è come se fosse fluido, come un ruscello che ci gira intorno e mantiene sempre quella trasparenza, quel colore, quella freschezza. Sembra un ossimoro, il tempo che si ferma è un attimo determinato proiettato all’infinito. È una sensazione bellissima che credo tutti abbiamo avuto, specialmente nell’amore. Ho titolato il libro “Gli amori del tempo fermo” perché l’amore ferma il tempo. È come se noi entrassimo in un altrove dove la misura del tempo è diversa, sembra quasi rallentata, uno slow motion del cuore e di tutto quello che ci accade. Quando lo viviamo sappiamo che quel momento magico, alcuni la chiamano felicità, passerà però passa relativamente, perché poi rimane impresso per sempre nella memoria e nella nostra vita.
Stefania Capati: tu hai parlato di memoria. Oggi siamo abituati a raccontare tutto sui social, tu invece ci parli di memoria. Secondo te che differenza c’è tra ricordare davvero oppure conservare le immagini?
Pier Maria Cecchini: la prima è un’indagine quasi da detective: “mi ricordo che a sinistra c’è un tavolo, a destra c’è un’altra cosa”, ed è quasi un elenco. Ciò che intendo io con ciò che poi ti resta è altro, perché è qualcosa che ti porti dietro sempre. È fatto di emozioni, sensazioni, sorrisi, lacrime, odori, profumi e persone soprattutto. Ho dei ricordi meravigliosi anche di tramonti o di pomeriggi passati sotto un albero a lasciare che il tempo si fermasse, a vivere questo “niksen“, come lo chiamano gli olandesi: il dolce far niente, lasciarsi trasportare dal piacere di godere di quello che c’è intorno in quel momento.
Stefania Capati: nei tuoi libri tu racconti sempre amori e amicizie che spaziano tra cinema e cucina. Se tu dovessi scegliere una sola di queste passioni per raccontare chi sei tu, quale sarebbe e perché?
Pier Maria Cecchini: questa è una domanda un po’ difficile perché in ognuna di loro so vivere. Se parlo della cucina, la cucina è anche amore e piacere, mi spinge a farlo il desiderio. Spesso quando facevo le tournée dicevo che arte, scrittura, immaginazione e cucina si fondono insieme in una sorta di Trinità.
Stefania Capati: hai vissuto tanti palcoscenici, tanti set. C’è un incontro, magari poco noto, che ti ha cambiato profondamente più di un grande successo?
Pier Maria Cecchini: devo dire la verità che ciò che mi ha segnato non sono stati i successi, ma le lezioni di umiltà che ho avuto da Mario Castellacci e da Fiorenzo Fiorentini. Mario Castellacci, pur avendo visto in me il potenziale dell’artista e dicendomi che avevo una bella voce e una bella presenza, mi ha fatto fare “Forza venite gente” dove indossavo una maschera e non parlavo mai. In più, ho fatto anche l’aiuto macchinista: montavo e smontavo le scene ogni volta finito lo spettacolo. È stata una grande lezione. E poi Fiorenzo Fiorentini, un grande attore romano. C’è un capitolo nel libro in cui ne parlo. Io volevo diventare bravo e gli chiesi come fare. Lui mi mise dietro una quinta mentre stava facendo uno spettacolo su Petrolini e mi disse: “guarda e basta, guarda”. Sono stato un mese dietro una quinta a guardare lo spettacolo. All’inizio non capivo perché mi avesse messo lì, ma poi giorno dopo giorno ho cominciato a capire cosa intendeva: ho cominciato a sentire che tipo di pubblico c’era, le sfumature della sua voce, come cambiava tono e tempi secondo il pubblico. Alla fine di questo mese mi disse: “vedi, questo pensiero sviluppa attraverso gli occhi i passi della conoscenza”. I successi sono belli sul piano dei premi, ma quello che resta di più è la cornice umana dei rapporti. Impara ad essere questo.
Stefania Capati: adesso ti confronterai su questo libro dialogando con Chiara Frontini, la sindaca di Viterbo. E’ mai successo che il pubblico ti abbia fatto vedere il punto di vista dello spettatore, ribaltando la tua visione?
Pier Maria Cecchini: guarda, questo accade sempre. Quando si scrive un libro e il lavoro è finito, l’opera passa in mano a chi lo legge. Chi legge ci ritrova significati a cui magari non avevi pensato o cose che gli assomigliano. In fondo questo volume è come un film, una sequenza di vita, un viaggio per immagini, sensazioni, lezioni e incontri. Una storia di storie, perché all’interno ci sono tante persone e c’è questa mitologia familiare e forse anche provinciale che ci appartiene tanto. Il primo libro parlava dell’infanzia e della gioventù dai 0 ai 20 anni, questo invece prosegue dai 20 anni in poi, con i sogni di fare questo mestiere, le gioie e le sconfitte. Tutti quelli che hanno vissuto quegli anni si ritroveranno in queste pagine.
Stefania Capati: siamo al termine dell’intervista e io ti ascolterei per altri venti minuti. Diamo appuntamento ai nostri ascoltatori sabato 11 luglio alle 21:15 nel cortile del Palazzo dei Priori a Viterbo per la presentazione di “Gli amori del tempo fermo. Una vita abbastanza. Capitolo secondo”. Una scrittura leggera, ironica, con della filosofia dietro ma che vi lascerà sempre con un sorriso, la cosa più importante. Grazie Pier Maria.







