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Il Museo della Ceramica di Vasanello

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Vasanello, nel cuore della Tuscia, è un paese dove la storia più antica si mescola con la più moderna. Qui, le tradizioni millenarie si intersecano con il passaggio dei potenti e con la globalizzazione. Non deve sorprendere se proprio in questo borgo esiste un Museo della Ceramica che mette insieme reperti risalenti al periodo falisco insieme a oggetti prodotti in fabbrica nel XX secolo.

Vasanello e le sue ceramiche nella storia

Il territorio di Vasanello, nel viterbese, è favorito di certo dalla presenza di numerosi giacimenti di argilla. Eppure, è grazie alla sapienza di mani antichissime e modernissime se è potuto sorgere il Museo della Ceramica. Con sede presso Palazzo Celestini, in pieno centro e piena atmosfera barocca, il museo è unico nel suo genere, per la sua capacità di mettere insieme oggetti tanto diversi tra di loro.

Il museo deve il suo prestigio al lavoro di archeologi e storici dell’arte. Gli scavi condotti tra il 1984 e il 1985 dalla Soprintendenza per l’Etruria Meridionale hanno svelato un tesoro antichissimo, nascosto sotto il borgo di Vasanello. Ne sono emersi importanti reperti che raccontano alla perfezione le antiche usanze e la tradizione artigianale che si è mantenuta pressoché invariata fino ai giorni nostri.

I reperti più antichi conservati nel provengono dalle necropoli falische, dai luoghi di culto e dai paesi confinanti con Vasanello. Vi è una sezione dedicata alla ceramica romana e a quella del Rinascimento. È in questo periodo che il paese acquisisce importanza, grazie all’interesse di papi e mecenati.

I cocciari e l’epoca moderna

I cosiddetti “cocciari”, cioè coloro che esercitavano il mestiere di ceramista, tramandavano i loro saperi di padre in figlio. Erano circa venti le famiglie che possedevano una bottega e le fornaci erano posizionate tutte nel centro storico del borgo.

In epoca recentissima, la famiglia Misciattelli ha donato alcuni oggetti al Museo, permettendo la creazione dell’esposizione della Ceramica Bassanello. Quest’ultima deve il nome alla fabbrica di proprietà della famiglia, rimasta attiva fino al 1978, da cui provengono gli artefatti.

 

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