La conoscenza delle erbe medicinali risale agli albori dell’umanità, quando i primitivi raccogliendo le erbe e le piante che trovavano sul terreno ne iniziarono a capire le proprietà medicinali.
Il processo di sperimentazione e conoscenza delle erbe medicinali si è affinato nel corso dei millenni, tramandata da generazione in generazione.
La religione, il folclore, la magia e le osservazioni dirette hanno contribuito a far si che la medicina fosse affidata quasi totalmente alle erbe medicinali. Una piccola percentuale delle cure era invece affidata alla acque termali.
Fu soltanto nel 1800 che alcuni studiosi iniziarono ad analizzare i principi attivi delle piante e a riprodurli a livello chimico. I principi attivi furono riprodotti con mezzi farmaceutici, sintetizzandoli oppure ricavandoli direttamente dalle piante appositamente coltivate.
La digitale, il papavero da oppio, il colchico fornirono la digitalina e la digitossina, la morfina e la papaverina, la colchicina.
Piano piano le erbe medicinali vennero sostituite dai farmaci riprodotti in laboratorio su modelli esistenti in natura.
I nuovi studi presero anche strade nuove e si arrivò all’omeopatia quando intorno al 1820 il medico tedesco Samuel Hahnemann iniziò ad usare dosi infinitesimali dei principi attivi per curare le stesse malattie che le piante avrebbero provocato se usate in grandi quantità. Tradotto significa che un’orticaria provocata dal veleno dell’ortica, trattata una pomata contenente in dosi infinitesimali il principio attivo del veleno, guarirebbe in poco tempo.
Ritornando agli albori della civiltà o comunque indietro di molti secoli, sappiamo che i Druidi ritenevano il vischio, una pianta medicinale molto importante. Lo raccoglievano solo su alcuni alberi e solo in particolari momenti dell’anno. Il vischio è una pianta parassita che vive su alcuni alberi ospitali.
Studi recenti hanno dimostrato che in realtà il vischio assorbe alcune sostanze chimiche dalla pianta che lo ospita, e che la quantità di questi elementi varia stagionalmente e secondo la varietà della pianta ospitale. Quindi i Druidi celti avevano questa profonda conoscenza.
L’erboristeria è diventata una scienza e molte piante medicinali sono state osservate e studiate.
Il moderno erborista ha imparato come usare correttamente le varie parti della pianta, come raccoglierle e come conservarle.
Infatti l’azione di una pianta dipenderà dalla parte usata della pianta stessa, ma anche da come sarà somministrata. Per esempio la radice fresca della consolida è moderatamente purgativa, invece il decotto della stessa radice funzionerà per combattere la diarrea.
Il fiore della camomilla usato per preparare una leggera tisana avrà proprietà soporifere, ma lo stesso fiore se fatto bollire per parecchi minuti sprigionerà una sostanza simile alla teina che trasformerà i vostri pargoletti in perfetti e vispi diavoletti. Quindi attenzione alle dosi e all’uso di ogni singola pianta medicinale.
Non improvvisatevi mai nella raccolta delle piante spontanee, ma affidatevi sempre alla conoscenza di una persona qualificata a farlo per voi.






