Schegge di equità, notizie dai media di tutto il mondo sulla parità e i diritti
Tratto da Il contributo entusiasta dell’Esercito dei lunghi capelli alla liberazione del Vietnam
Da Il Manifesto
Del primo maggio 2025 di Agnese Ranaldi
Sminatrici, soldate, costruttrici di bunker: erano tante le donne vietnamite che hanno partecipato alla guerra di liberazione del Vietnam tra il 1955 e il 1975, ben oltre lo stereotipo sessista delle “prostitute-spie”.
Intervista a Alessandra Chiricosta, esperta di movimenti femminili nel Sudest asiatico.
Durante la guerra c’era questo famoso “Esercito dei lunghi capelli”, o anche le “Libellule del
Mekong” che rappresentavano proprio lo spirito delle soldate morte al fronte. Era un grande vanto della propaganda avere donne in guerra.
Già nel 1930, era stata fondata l’Unione delle donne vietnamite.

Si stava creando, cioè, una sorta di protomovimento femminista, anche se è difficile parlare di femminismo per via delle implicazioni colonialiste che portava con sé. E in effetti la colonizzazione cinese, poi la francese, avevano riportato le donne vietnamite parecchio indietro. Stiamo parlando di donne che già nel 1500 avevano avuto la possibilità di divorziare e di ereditare, con una distanza siderale rispetto a quello che succedeva contemporaneamente in Europa.
L’Unione delle donne vietnamite nel dopoguerra ha il merito di aver combattuto, in quegli anni, perché venissero riconosciute le pensioni di guerra anche alle donne. Ma era una bella sfida, perché tornare alla normalità per molti uomini significava tornare a una condizione patriarcale. L’immagine tipica è quella ereditata dal colonialismo francese che considerava le donne di 23 e 24 anni senza figli irrimediabilmente “zitelle”, con un forte biasimo sociale, nonostante avessero dato tutte se stesse per la causa nazionale.
Dopo aver combattuto gli viene richiesto di tornare a fare la brava moglie, la brava figlia: ma queste richieste non corrispondevano più alle loro esperienze. Quindi iniziano a tirare fuori pratiche molto interessanti, ad esempio quella del xincon, «chiedere un figlio». Alcune donne chiesero ad amici e conoscenti di dare loro dei figli e poi fondarono il cosiddetto villaggio Loi, a nord di Hanoi, che riuniva una comunità di donne che crescevano ed educavano i figli insieme. Chiaramente anche questo creò un biasimo non da poco da parte della società, e qui ebbe un ruolo forte l’Unione delle donne vietnamite perché fu in grado di far riconoscere anche al governo il grande valore sociale che aveva questo esperimento. Oggi quei figli sono cresciuti e le nuove generazioni hanno altre aspirazioni, sono ben lontane dalle ragioni che hanno portato alla nascita del villaggio. Però ha avuto la sua importanza.
Il termine di oggi tratto dal Glossario della Parità di Oxfam Italia è:
Femminismo: La convinzione dell’uguaglianza sociale, economica e politica dei sessi.
Anche se in gran parte originato in Occidente, il femminismo si manifesta in tutto il
mondo ed è rappresentato da varie istituzioni impegnate in attività a favore dei diritti
e degli interessi delle donne.
https://www.oxfamedu.it/wp-content/uploads/2021/08/GAPS_Glossario.pdf
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