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Nepetella l’erba magica dell’acquacotta!

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La nepetella o mentuccia come viene chiamata in Tuscia, è una delle erbe aromatiche spontanee più usata nella cucina povera.

Quando ero piccola, mia nonna pur abitando in campagna, aveva l’abitudine di mettere a dimora una piantina di nepetella in un barattolo di latta. Il barattolo, rigorosamente riciclato, faceva bella mostra di se sul davanzale pronto ad offrire le sue foglioline in ogni occasione.

Ma nei barattoli di latta, non c’era solo la nepetella, c’erano il timo, il basilico, il rosmarino, la salvia e tante altre aromatiche sempre pronte all’uso.

Nel caminetto sempre acceso, c’era la pentola di terracotta con dentro l’acquacotta e quando entravi in cucina il profumo della nepetella ti faceva venire subito il languorino.

La Nepetella o erba buona come la chiamano in Toscana, ha una particolarità: viene scelta dai gatti come cuscino dove dormire.

I gatti sono molto attratti da questo cespuglietto profumato e non stupitevi se li vedete dormire lì sopra.

Il nome botanico della Nepetella è Calamintha officinalis ed appartiene alla famiglia delle labiate.

Dicevo prima, la mentuccia è uno degli ingredienti fondamentali di quel piatto straordinario che è l’acquacotta.

E’ uno di quei piatti di recupero che fa parte di tutta la zona della maremma e della Tuscia. Le famiglie erano numerose e quindi nulla si poteva sprecare, tanto meno il pane. Il pane veniva fatto in casa e cotto nel forno a legna, solo una volta a settimana. Durante gli ultimi giorni il pane diventava duro, ma nessuno pensava di gettarlo via e quindi veniva recuperato per preparare l’acquacotta.

Nella pentola di coccio si mettevano le verdure che erano disponibili, quindi patate, cipolle, rape e altro. Il pane raffermo e si mettevano gli aromi. Prima di tutto la nepetella che dava quel profumo inconfondibile all’acquacotta.

Infine si aggiungeva una proteina, spesso le uova che erano più disponibili. A volte il baccalà che non era un cibo di lusso come ai nostri giorni.

I pastori aggiungevano fette di formaggio pecorino, invece i pescatori aggiungevano gli scarti del pescato.

Ma in ogni caso la riuscita del piatto era una certezza. Un pasto completo, caldo e soprattutto che riempiva la pancia.

Un proverbio recitava così:

C’avessi la mentuccia, l’olio e l’sale, farebbe l’acquacotta c’esse il pane.

Più semplice di così non si può.

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Ricetta dell’acquacotta

1 kg di verdura tipo cicoria selvatica o rape

4 patate grandi

2 cipolle dorate

4 spicchi aglio in camicia

un bel mazzetto di nepetella

peperoncino

olio E.V.O.

3 litri acqua naturale

sale q.b.

500 gr pane raffermo.

In una pentola di coccio mettere l’acqua, la verdura già pulita e sbollentata, le patate sbucciate e affettate, gli spicchi d’aglio, le cipolle affettate, la nepetella, il sale e il peperoncino.

Mettere a bollire per almeno un’ora.

A questo punto si può aggiungere il baccalà ammollato e si può far bollire ancora mezz’ora.

Altrimenti si possono aggiungere le uova che dovranno cuocere pochi minuti oppure il pecorino a fette.

Nei piatti si mette il pane raffermo tagliato a fette e poi si versa sopra l’acquacotta, facendo in modo che il pane si imbeva bene del brodo profumato.

Dopo 5 minuti di attesa si mette sopra un filo di olio evo ed ecco pronta l’acquacotta.

 

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