Dalle collaborazioni con Sergio Bonelli Editore, DC Comics e Image Comics alla nascita di Leone Bianco, fino al dibattito sull’intelligenza artificiale: Oscar Celestini racconta il suo percorso tra fumetto, illustrazione e videogame. L’intervista esclusiva per Radio Tuscia Events.
Oscar Celestini appartiene a quella generazione di artisti capaci di muoversi con disinvoltura tra fumetto, illustrazione e videogame, portando il proprio talento espressivo ben oltre i confini della Tuscia. Nato a Viterbo nel 1984, ha costruito un percorso professionale che lo ha condotto a collaborare con alcune tra le più importanti realtà editoriali italiane e internazionali, dalla Sergio Bonelli Editore alla DC Comics, passando per Image Comics e altri prestigiosi editori francesi come Soleil e Le Lombard.
Artista autodidatta, ha mosso i primi passi realizzando fumetti per piccole fanzine, trasformando ben preso una passione coltivata fin da ragazzo in una una professione. Dal 2004 infatti la sua attività si è sviluppata su più fronti: illustratore, colorista, disegnatore di serie a fumetti e copertinista per autori e case editrici tra Europa e Stati Uniti, contribuendo al successo di numerosi progetti.
«Sembrerà così banale, ma disegnatori si nasce. Mi spiego! Disegno da quando ho memoria. Sono sempre stato incantato da belle illustrazioni e fotografie e fin da piccolissimo subivo il fascino irresistibile di cercare di riprodurle. Così è cominciato tutto. Praticando in modo istintivo e a puro scopo ludico, ho allenato l’occhio per anni, trovandomi poi avvantaggiato nel momento in cui ho provato a farne un mestiere. Ho iniziato verso i sedici anni disegnando fumetti per le fanzine “Colorado Comics“, “Fallen Angel“, “Djustine” e tante altre. Erano pubblicazioni gratuite in cui però iniziavo a confrontarmi con sceneggiatori e a capire le basi del fumetto vero e proprio. Pian piano venivo notato e partecipavo a pubblicazioni sempre più importanti fino a iniziare come copertinista de Il Foglio Letterario Editore (ringrazio sempre Gordiano Lupi, editore e scrittore che è stato il primo a darmi fiducia). Da lì poi ho iniziato a disegnare per tante realtà editoriali sia nell’ambito del fumetto che dell’illustrazione, portando avanti in parallelo anche un periodo molto produttivo come colorista. In un paio d’anni (e tantissime tavole prodotte) ho iniziato ad avere la fama di persona seria e affidabile e lavori sufficienti per poterlo chiamare mestiere.»
Dalla Tuscia ai grandi editori internazionali: il percorso artistico di Oscar Celestini
Con la collaborazione con la Sergio Bonelli Editore, Oscar Celestini è entrato di fatto a far parte della storia del fumetto italiano, confrontandosi con un patrimonio narrativo che ha segnato intere generazioni di lettori. Ancora più significativo è lavorare su Tex, il leggendario ranger del Texas creato da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, da oltre settant’anni simbolo del fumetto d’avventura italiano e autentica icona dell’editoria nazionale. Dopo aver diretto la colorazione di alcuni volumi Mondadori dedicati al personaggio, Celestini ha firmato le scelte cromatiche di diverse storie brevi apparse sulla collana Tex Color ed è stato chiamato a confrontarsi con una sfida di grande responsabilità: realizzare la nuova colorazione de Gli Sterminatori, celebre classico della coppia Bonelli/Galep, restituendo una nuova luce a tavole entrate nella storia del fumetto.
«Sono diventato colorista per puro caso. Un collega, vedendo come coloravo i miei stessi disegni in digitale (in quegli anni in pochi eravamo in grado di gestire quella tecnica ancora così innovativa), mi propose di fare una prova colorando alcune sue tavole. Ne fu talmente soddisfatto che la voce si sparse rapidamente ed ecco che arrivarono proposte interessanti sia per l’Italia (Star Comics, Giochi Preziosi e Il Giornalino edizioni San Paolo) che per l’estero, Francia prima (Soleil, Casterman e Le Lombard), Stati Uniti poi (Image e DC Comics). Il punto più alto della mia carriera in Italia fu proprio con Sergio Bonelli Editore. Colorare Tex è stato davvero un bel traguardo. Tra le soddisfazioni più grandi metterei anche la trilogia “Synchrone” (su disegni del fenomenale Riccardo Costa), sia per il prestigio dell’editore Le Lombard, sia per la complessità e il dettaglio delle vignette. Furono tre albi con decine di vignette per pagina che richiesero una fatica enorme… ma che soddisfazione!»

Due opere dell’artista e disegnatore viterbese Oscar Celestini”.
Oltre alle collaborazioni con i grandi editori, Oscar Celestini ha coltivato negli anni un percorso artistico profondamente personale, attraverso il quale ha potuto esprimere senza vincoli la propria visione narrativa. Da questa esigenza è nato Leone Bianco, il suo primo fumetto d’autore autoprodotto, con un protagonista capace di incarnare il senso dell’avventura, l’epicità e i colori che hanno alimentato il suo immaginario fin dall’infanzia. Più che un semplice progetto indipendente, l’opera rappresenta il punto d’incontro tra esperienza professionale e libertà creativa: il risultato di una ricerca artistica maturata nel tempo, fedele alla propria identità e lontana dalle mode editoriali del momento.
«“Leone Bianco” è nato grazie a dei bambini di sette anni con cui ho lavorato durante un corso di fumetto che ho svolto nel doposcuola. Riscoprire la loro energia creativa pura mi ha fatto scattare la scintilla. Mi sono ritrovato in loro riscoprendo il me che scarabocchiava fumetti sui quaderni di scuola alle elementari per il piacere poi di farli leggere ai miei compagni di classe. Ho creato pertanto un fumetto che puntasse proprio alla mia generazione con il desiderio di ritrovare certe “tinte narrative” che purtroppo sono scomparse dal mercato. Si tratta di un fantasy d’azione e avventura, molto diretto, strutturato in episodi brevi che compongono la storia completa. Il formato era pensato per il digitale. È uscito mensilmente su web e una volta concluso l’ho autoprodotto cartaceo traducendolo anche in inglese per il mercato estero. Il sapore è un po’ quello degli anime, videogiochi e fumetti anni ’90. Ritroviamo qualcosa di Dragon Ball, dei Cavalieri dello Zodiaco e di Ken il Guerriero. Visivamente riporta certamente a He-Man o a Thundercats fra le varie influenze. I temi centrali sono il senso di giustizia, la bontà d’animo e l’amicizia, argomenti che secondo me non passano mai di moda. La soddisfazione più grande come al solito è quella che arriva dai lettori; il loro supporto, i loro complimenti, il loro sincero entusiasmo sono il miglior ritorno per tutte le fatiche. Ho inoltre ricevuto tante illustrazioni tributo da molti colleghi che hanno apprezzato il mio personaggio.»
Tex Willer, Leone Bianco, intelligenza artificiale e videogiochi: la visione di un autore tra tradizione e innovazione
Negli ultimi anni il mondo dell’illustrazione è stato attraversato da un acceso dibattito legato alla rapida diffusione delle immagini generate dall’intelligenza artificiale. Da un lato queste nuove tecnologie promettono di rivoluzionare i processi creativi, rendendo più rapida la produzione di contenuti visivi; dall’altro, molti professionisti del settore esprimono forti preoccupazioni per l’utilizzo delle loro opere nei dataset di addestramento senza un’autorizzazione esplicita, per il rischio di una progressiva svalutazione del lavoro creativo e per le possibili ricadute occupazionali. È un confronto ancora aperto, che coinvolge aspetti artistici, etici, giuridici ed economici e che è destinato a influenzare profondamente il futuro delle professioni creative.
«Sull’argomento mi sono trovato “scisso” in due parti; il me professionista vede questa rivoluzione come una minaccia seria, un insulto all’arte, qualcosa da osteggiare ad ogni costo. Il me “creativo bambino”, al contrario, considera l’IA uno strumento eccezionale che apre le porte a possibilità completamente nuove, inimmaginabili solo pochi anni fa. Considerando tutto ciò, cerco innanzitutto di “conoscerla” per poi “comprenderla”. Non la uso direttamente nel mio lavoro e non la considero una “sostituzione”, piuttosto una futura e imminente “integrazione” in determinati settori produttivi (anche nel fumetto). Faccio l’esempio più probabile: nei fumetti popolari a produzione seriale viene già usata e verrà utilizzata sempre più mentre nei prodotti più ricercati e di nicchia si troverà sempre quello fatto esclusivamente da umani con maggiore fatica, più cura, costi più elevati e quindi valore. In questa fase è davvero difficile vedere le cose in modo lucido e distaccato. Oggi dobbiamo sorbirci l’isteria collettiva fra chi metterebbe al rogo chi la usa o chi (peggio) nega di usarla quando il suo impiego appare piuttosto evidente (per non finire al rogo probabilmente).»
Dal 2020 Oscar Celestini mette la propria esperienza al servizio dei giovani, insegnando al Corso di Fumetto Professionale organizzato dalla CLICK! APS di Viterbo. Parallelamente continua a esplorare nuovi linguaggi espressivi, affiancando all’illustrazione e al fumetto la pixel art e lo sviluppo di videogiochi indipendenti per PC e console. Tra i titoli da lui realizzati figurano Mastema Out Of Hell, Broken Core, Last Beat e Stramonium. Un percorso in continua evoluzione, che lascia intuire come il suo futuro sarà sempre più orientato verso l’incontro tra fumetto, arte digitale e nuove forme di narrazione interattiva, senza mai perdere di vista la passione per il disegno e un pizzico di ironia…
«Superati i quarant’anni ammetto di non avere più particolari assi nella manica. Ho però la fortuna di aver trasformato il mio passatempo preferito in un lavoro solido, che mi permette di vivere facendo ciò che amo. Mi considero un privilegiato, soprattutto di questi tempi. Tra i progetti più concreti per il prossimo futuro mi piacerebbe realizzare un’edizione omnibus di Leone Bianco con un editore importante. Sto valutando diverse possibilità, ma al momento non c’è ancora nulla di definito. Mi sto dedicando molto anche allo sviluppo di videogiochi, occupandomi soprattutto della grafica, delle animazioni e della direzione artistica. Vorrei inoltre approfondire la modellazione 3D e coltivo il desiderio di creare una linea di figure da collezione ispirate ai miei personaggi. Per ora, però, sono ancora idee che aspettano il momento giusto per diventare realtà. Anzi, ritiro quello che ho detto: nonostante abbia superato i quarant’anni, qualche asso nella manica credo di averlo ancora!»
Andrea Contorni






