Felice Peretti, denominato Papa Sisto V, fu uno dei papi più controversi e particolari di Roma. Il poeta Giuseppe Gioacchino Belli, in una delle sue celebri poesie, lo descrive come un papa molto duro, dal polso fermo. Un atteggiamento che gli valse l’appellativo di “er papa tosto” fra i cittadini romani.
Un papa duro e dal pugno di ferro
Sisto V proveniva da una famiglia di origini umili ma il suo temperamento era ben noto fin dalla sua infanzia. Nella seconda metà del XVI secolo l’amministrazione romana versava in condizioni drammatiche. Infatti, dopo la morte di Gregorio XIII, non si perse tempo nello scegliere un uomo dal pugno di ferro come lui per rimettere ordine. Nonostante il suo mandato durò poco più di cinque anni, diede il giusto assetto alla città secondo i suoi canoni rinascimentali, valorizzando al meglio l’arte, la cultura e trasformando il suo aspetto, ridandole il suo antico splendore.
Un abile amministratore della giustizia
In pochissimo tempo, Sisto V fece restaurare quattro degli antichi obelischi egizi di Roma, ricollocandoli lì dove sono tutt’ora. Fece costruire nuove strade, restaurare ponti, fontane, acquedotti, ridonando brillantemente il decoro urbano. Sisto V riuscii a valorizzare anche il commercio attraverso delle leggi che regolassero la vendita al dettaglio del vino. Tuttavia, ciò per cui ancora oggi il Peretti viene ricordato è per la sua abilità nell’amministrare la giustizia.
Leggende e curiosità
La leggenda narra che in quel periodo storico, il Colosseo era meta di nascondiglio per i banditi. I cittadini romani lamentavano il fatto di essere continuamente depredati da questi impostori. Così una notte, Sisto V travestendosi da eremita e nascondendo un fiasco di vino all’interno del suo mantello, chiese ai banditi di lasciarlo dormire all’interno del Colosseo. Questi, impegnati nell’arrostire la carne acconsentirono ma gli chiesero di continuare a girare lo spiedo per loro. Mentre Sisto V girava la carne, borbottava “non può durare in eterno”. Quindi, durante la cena, tirò fuori il fiasco e ne offrì in abbondanza a ciascuno di loro. Naturalmente, il vino era drogato e i banditi si addormentarono. Sisto V fece chiamare le guardie e li fece arrestare. Il giorno seguente i malviventi pendevano dal capestro. Da questa storia nacque il detto: non può durare in eterno, come diceva colui che girava lo spiedo.
In un’altra circostanza, Sisto V ordinò al boia di innalzare il patibolo in Piazza del Popolo e di impiccare la prima persona che avesse varcato la porta e fosse entrata in città. Il boia rimase turbato da quell’ordine ma conosceva bene l’indole del papa e obbedì alle sue direttive. Il giorno dopo, un vecchio attraversando la porta, venne bloccato dalle guardie e gli fu annunciato che veniva giustiziato. Il vecchio esclamò: “Oh Dio onnipotente quanto sei giusto”
In realtà, l’uomo aveva ucciso in passato molti uomini e non era mai stato catturato. Così il boia fu più risollevato nel mettere in pratica l’ordine che gli era stato dato. Nessuno sa come faceva Papa Sisto V a saperlo e molti furono convinti che avesse dei poteri soprannaturali.
Mirko Giudici






