Tuscia, che favola! Settimo episodio
La morte di Clemente IV nel 1268 lascia tutta Viterbium nello sconforto. Il Papa aveva fatto così tanto per l’economica della città; e adesso a Viterbium, si chiedono i Viterbienses, chi sarà il nuovo eletto sul trono di Pietro?
Fatti e misfatti del primo conclave della Storia a Viterbium ( 1)
L’antefatto
Nell’anno del Signore 1268, il 29 novembre per precisione, moriva a Viterbium Papa Clemente IV accompagnato da processioni, pianti e grida di passione. I vecchi scrollavano la testa, battendosi il petto e sospirando al cielo “era come un figlio, come un figlio”. I coetanei, con le lacrime che rigavano il volto, abbracciandosi forte si sussurravano vicendevolmente “coraggio, abbiamo perso un fratello. I giovani, le donne i bambini nuotavano sul fiume dei loro pianti, ripetendo ad ogni passo “padre, padre perché ci hai abbandonati?”.
Eh sì, quel Clemente era stato un grande Papa, onorando la città con la sua ininterrotta presenza (più di due anni) e facendo di Viterbium il Caput Mundi Christianorum, la capitale del mondo cristiano. Ergo, in quei due anni i Viterbienses ne avevano viste di cotte e di crude. Anatemi, bolle e scomuniche, gli Svevi annientati, prima Manfredi sconfitto ed ucciso a Tagliacozzo. Poi Corradino, l’ultimo degli Hohestaufen, decapitato in una piazza napoletana da Carlo d’Angiò, fresco Re di Sicilia. Con tanto di beneplacito papale che sembra avesse pure inviato missiva di incoraggiamento all’esecuzione per il sovrano “Vita tua, oppure mors di quell’infante scomunicato”,
Corradino appunto, sedici anni appena compiuti.
Ma come non menzionare i benefici apportati dalla presenza in loco di Clemente con tutta la corte pontificia; la città pullulava di Re, Principi, ambasciatori, poeti, giullari e pellegrini, gli affitti delle case alle stelle, le taverne sempre piene, il mercato agricolo in fermento, con una clientela esigentissima di primizie agrarie che, come noto, non sono mai mancate nella fertile terra dei Tusci. E la carne poi che costava un occhio della testa, al punto di costringere le autorità a controllare gli aumenti dei prezzi, mentre il mercato nero prosperava d’ogni ben di Dio.
Con la morte della buonanima di Clemente IV iniziavano tempi incerti, pieni di dubbi e domande angoscianti, il nuovo Papa, ad esempio, avrebbe confermato la sede pontificia a Viterbium? “Ah Clementino nostro, perché ci hai abbandonato così presto!” Si udiva in ogni angolo durante i nove giorni di pubblici funerali.
Fatto sta, sepolto ed onorato il Pontefice, l’attenzione si volse immediatamente al consiglio cardinalizio incaricato di eleggere il nuovo Cristo in terra; gli alti prelati sfilarono tra ali di folla inneggiante ai possibili candidati, perché si sa “morto un Papa…”
Ed iniziarono le consultazioni.
I 19 Cardinali si riunivano ogni mattina in Cattedrale. Dopo la messa c’era la votazione, due terzi del consiglio erano necessari per l’habemus Papam. Il quorum però si presentava complicato fin dall’inizio, gli otto francesi avrebbero voluto (dopo il buon Clemente) un altro Papa compatriota, spalleggiati dal Re di Francia e Carlo d’Angiò, Re di Sicilia, ma una decina di italici erano legati alla potente famiglia degli Orsini che, dal canto suo, premeva per un Papa romano.
E così, ogni giorno dopo la messa e l’infruttuosa votazione, i Cardinali presero l’abitudine di tornare tranquillamente ai loro affari.
Nel frattempo, la tanta temuta caduta degli affari cittadini non avvenne, al contrario, emissari da ogni dove arrivarono per stabilirsi a Viterbium decisi ad influenzare (con le buone o con le cattive) gli alti prelati. E quindi, nell’immediato la curiosità del consiglio cardinalizio in azione creò un flusso di visitatori senza precedenti, molti difatti speravano di trovarsi in città durante l’annuncio del nuovo Pontefice. Persino le peccatrici del Bullicame notarono un discreto incremento della domanda, e molti in città sospiravano: “Ehh! Si sa, in clima di incertezza, anche le anime pie ricorrono a consolazioni rapide”.
Indi, per le strade, nelle taverne, nei mercati superaffollati, la gente sorridente e scherzosa cominciò a dire
“e vabbè, giorno più giorno meno, facciamoli lavorare in pace questi prelati, devono pur trovare un degno erede di Cristo, che diamine”.
Dopo di che “e vabbè settimana più settimana meno…”. Ed infine “e vabbè mese più mese meno”. Trascorso un anno però nessuno ebbe più voglia né di sorridere né di scherzare, anche perché, si ammetteva a denti stretti, un altro anno così, e non rimaneva che chiudere le porte della città e dargli fuoco.
Di fatto, passato l’entusiasmo iniziale, visto che l’elezione si prolungavano oltre ogni possibile previsione, le folle dei pellegrini disertarono la città, anche perché diventata nel frattempo pericolosa, preda di bande armate forestiere venute con incarichi di pressionare questo o quell’altro cardinale. Senza una forte autorità centrali codelli delinquenti si credevano autorizzati a fare il bello e il cattivo tempo (a cominciare dai mancati pagamenti di vivande, affitti ed ogni tipo di prestazione). E anche le peccatrici del Bullicame, dopo aver subito episodi di insolita brutalità, si unirono al coro dei cittadini che prese a chiedere forte e chiaro “Ma quanto tempo può restare vacante il trono di Pietro? La cristianità necessita un capo, e che diamine!”
Del resto, Viterbium si era sempre interessata alla sorte del Papa.
Basterebbe menzionare la recente rivolta nell’anno del Signore 1243, quando la parte guelfa aveva sfidato l’Imperatore, Federico II, lo Stupor Mundi, respingendo un assedio già entrato nella Storia con la “S” maiuscola.
Viterbium aveva ospitato i Pontefici con un amore cristiano difficilmente paragonabile, costruendo addirittura un Palazzo principesco nel cuore della città, a fianco del Duomo. Così che i successori di Pietro potessero vivere con tutti gli agi che necessitavano, serviti e riveriti insieme alla foltissima corte che si portavano appresso.
E adesso questi quattro cardinalucci chi si credevano di essere per tenere il mondo cristiano con il fiato sospeso?
Per non parlare del loro mantenimento giornaliero. Le migliori carni, frutta e verdure, quattro cuochi a disposizione, camerieri e servitori, case nobiliari affittate, tutto a spese del Comune. Con famiglie ed amici a seguito che aumentavano come formiche, “eh certo”, si bisbigliava in città “stanno facendo una vita da nababbi, che interesse possono avere ad eleggere un nuovo Papa?”
E così, si cominciò a guardare i prelati con occhio di traverso spiando ogni loro movimento. Dopo quella farsa che era diventata la votazione mattutina, c’era chi andava in carrozza per le campagne. Oppure trascorreva il tempo in otium alle terme, conversando amabilmente con i nobili e nobilesse, a tale proposito sorsero le prime insinuazioni “hai capito il cardinal tal dei tali e la Contessa X?”
Per non parlare della grande forma fisica dei prelati, molto più arrotondata dell’anno precedente. Tanto che quelli in forza agli Orsini di Roma, vennero nominati “Orsettoni”, e già si parlava di costruire una qualche catapulta per fargli fare quelle quattro scale che li portavano, ogni mattina, alla Cattedrale. Perché i lor Signori si erano pure lamentati di avere il fiatone dopo cotanta salita.
E dunque una folla sempre più numerosa prese a pressionare le autorità cittadine al grido di “che si agisca al più presto, oppure…oppure qui non si sa più come va a finire!”
Fine prima parte






