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Tatjana Callegari, il punto di vista della criminologa

Tatjana Callegari afferma che l’arte è uno strumento potente, capace di unire e abbattere barriere, superando i limiti

 Tatjana Callegari, assistente europarlamentare, criminologa e regista di opere a carattere sociale, nelle sue attività e progetti unisce l’analisi criminologica alla comunicazione, all’attivismo e politico e alla sensibilizzazione attraverso l’arte, focalizzandosi su tematiche legate alla giustizia sociale e ai diritti umani.

Tatjana Callegari, come professionista culturale, si è dedicata negli anni alla regia e all’organizzazione di eventi di carattere socio-culturale, sportivo, congressuale e istituzionale.

 

Ha sempre nutrito un profondo interesse per le questioni sociali, specialmente quelle che riguardano la sfera emotiva delle persone, e Tatjana Callegari si è posta l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e diffondere consapevolezza su temi delicati come il femminicidio o la violenza di genere, attraverso l’arte come mezzo di comunicazione.

Tatjana Callegari afferma che l’arte è uno strumento potente, capace di unire e abbattere barriere, superando i limiti grazie a un linguaggio universale che arriva a tutti, senza esclusioni.

Tra le sue priorità c’è il contrasto alla povertà educativa, un aspetto centrale nelle politiche pubbliche, insieme alla cura delle persone più vulnerabili, che necessitano di un supporto consapevole e mirato da parte delle istituzioni. Proprio in questa direzione orienta le sue energie e competenze.

Recentemente Tatjana Callegari ha conseguito una laurea in Criminologia per ampliare il proprio bagaglio professionale e operare più efficacemente in contesti delicati, come i centri antiviolenza. “Non lasciare indietro nessuno” per lei non è solo uno slogan, ma una priorità che richiede una visione programmatica chiara e concretamente attuabile.

Nell’intervista spiega quali sono i canali comunicativi che possono essere utili nella prevenzione della violenza in ogni suo aspetto. Un’altra domanda che ci si pone è perché la vittima viene allontanata dal proprio ambiente e dai propri affetti, mentre il maltrattante viene rieducato.

Un’intervista che apre tanti interrogativi e che cerca di dare alcune piccole risposte. Da ascoltare fino alla fine.

 

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