Trilussa: la poesia del romanesco
Carlo Alberto Salustri ha dipinto di note tipicamente romanesche la poesia italiana del primo Novecento. Consacrato con il suo pseudonimo di Trilussa, lo scrittore e poeta romano è celebrato in particolar modo per le sue composizioni in dialetto romanesco.
Trilussa, il poeta di Roma
Trilussa conosceva bene Roma. Cresciuto in pieno centro, tra via del Babuino e Piazza di Pietra, rimane ben presto orfano di padre e viene accolto insieme alla madre dal suo padrino, il marchese Ermenegildo del Cinque. Si fa presto strada nel mondo della letteratura che per lui rappresentava una sorta di ossessione: a soli 16 anni pubblica il suo primo sonetto sul Rugantino.
Il nome che lo ha consegnato alla posterità è un anagramma del suo cognome, utilizzato sin dal suo primissimo esordio. Ad appena diciotto anni pubblica il suo primo volume “Stelle de Roma. Versi romaneschi”. Oltre a dedicarsi alla poesia, collabora con molti giornali e diventa redattore del Don Chisciotte nel 1893.
Mondanità e riconoscimenti
All’inizio del Novecento, Trilussa lavora anche per il teatro e in seguito si trasferisce a Trastevere, in uno studio di via Maria Adelaide. In questo periodo ha modo di conoscere diverse personalità dell’epoca, da Gabriele d’Annunzio al Re, e si interessa alla vita politica romana. Non rimane mai del tutto preso dalle questioni di potere: si professa pacifista e durante tutta la sua vita non si iscrive mai a nessun partito politico. Il 1° dicembre 1950, a ridosso della sua scomparsa, viene nominato Senatore a vita per meriti artistici e letterari dal Presidente Luigi Einaudi.
Nonostante siano passati più di settanta anni dalla sua scomparsa, Trilussa è ancora vivo grazie ai versi delle sue poesie che tutti i romani hanno recitato almeno una volta nella vita. Piazza Trilussa a Trastevere è forse l’omaggio che più gli rende onore e gli consente di non andare mai via dalla sua amata Roma.






