Home / Turismo & Tempo libero / Scopri la Tuscia / La città romana di Ferento e il teatro

La città romana di Ferento e il teatro

Teatro Romano di Ferento

A pochissimi chilometri da Viterbo ci sono le rovine di quello che fu un magnifico teatro appartenente alla potente città romana di Ferento.

Se capitate in una giornata di sole, potrete godervi una passeggiata suggestiva ed emozionante tra i ruderi, silenziosi testimoni di quella che è stata una città grandiosa ed importante.
Tra le rovine si crogiolano alcuni gatti, sembrano aspettare che nuove persone tornino a popolare questo pianoro chiamato Pianicara, in una replica moderna di ciò che successe nel 157 a.c. quando tremila persone provenienti dalla vicina città di Acquarossa, iniziarono a dare vita ad una colonia ricca, pulita e tranquilla.
Durante la prima età Imperiale, la città di Ferento raggiunse il suo massimo splendore, con la costruzione dei più importanti edifici pubblici, come il Teatro, il Foro, le Terme, una Fontana contornata da numerose statue e l’Augusteo.

Dell’antico teatro rimangono molti resti ben conservati e proseguendo lungo quello che fu il decumano massimo si notano le rovine di quelle che furono le terme.
Nel I secolo d.C., risulta essere costruito l’Anfiteatro, posizionato nella zona nord-orientale rispetto agli abitati e il luogo può essere facilmente individuato anche da un occhio poco esperto.
Recenti scavi nell’anfiteatro hanno riportato alla luce diverse statue che attualmente sono esposte al Museo Nazionale Etrusco di Viterbo.

La città romana di Ferento nel suo periodo di massimo splendore ha dato i natali a diversi personaggi illustri.

Tra i quali l’imperatore Otone marito di Poppea, che rimase al potere per soli tre mesi. E Flavia Domitilla che fu la moglie del futuro imperatore Vespasiano.

Flavia Domitilla non ha mai saputo che il marito era il futuro imperatore, perché morì prima.

Ferento venne distrutta dagli abitanti di Viterbo nel 1172.

A seguito di un vero e proprio tradimento fu letteralmente rasa al suolo. La testimonianza di questo triste evento, sono i ruderi che si ergono sul pianoro.
La visita può durare un’ora e mezzo circa.

L’apertura del sito archeologico che attualmente è affidata ai volontari dell’associazione Archeotuscia Onlus.

 

 

Tag: