Intervista a Luigi Crimaco: Federico II e il suo rapporto con le donne

Stefania Capati: benvenuti e benvenute a una nuova puntata dell’intervista. Oggi con noi abbiamo un graditissimo ritorno: il dottor Luigi Crimaco, archeologo e scrittore. Abbiamo già parlato del suo libro Federico II e il portale dei morti, pubblicato da Homo Scrivens. Ciao Luigi, bentornato.
Luigi Crimaco: salve, buon pomeriggio a tutti gli ascoltatori, le ascoltatrici e naturalmente a tutti i lettori, ai quali mi rivolgo sempre con piacere.
Stefania Capati: ho già anticipato ai nostri ascoltatori che hai scritto questo libro su Federico II, lo Stupor Mundi che ha subito scomuniche ed è una figura di cui ancora oggi si parla molto, come racconti nel tuo libro. Ricordo il titolo: Federico II e il portale dei morti. Dietro c’è tutta una storia che vi consiglio di leggere perché è veramente affascinante. La prima domanda è: come nasce questa storia che intreccia l’antichità con il Medioevo?
Luigi Crimaco: nasce proprio dal fatto che ho condotto degli scavi archeologici in uno dei castra di Federico II. Per spiegarmi meglio: il castrum dove ho scavato era proprio una delle sue residenze, uno dei suoi castelli. Per l’esattezza Rocca Montis Dragonis, nella Campania settentrionale, a Mondragone, sulla collina di Monte Petrino alle spalle del paese. È un luogo fantastico, popolato di spiriti e di sensazioni meravigliose.
Abbiamo condotto sedici campagne di scavo, quindi sedici anni di lavoro su quella rocca, e abbiamo trovato tantissime tracce di Federico. Da lì, dopo aver scritto diversi articoli scientifici, è nata l’idea di questa storia: volevo dare a Federico un volto, un’umanità e una sensazione diversa. Volevo anche rivolgermi a chi si avvicina all’archeologia con un punto di vista non strettamente tecnico. Allo specialista interessano i muri, le monete o i cocci che emergono dallo scavo; a me interessava proporre al pubblico un’immagine viva di questo sovrano straordinario e della sua vita eccezionale.
Stefania Capati: e ci sei riuscito! Lo sto leggendo sera dopo sera, non sono ancora arrivata alla fine, e sei davvero riuscito a dare un’immagine viva di questo personaggio. Come ti dicevo prima, riesci a dipingere le scene con colori davvero vividi. Ma tornando all’argomento dell’intervista: Federico II è un personaggio dalle tantissime sfaccettature. È stato protagonista del celebre dialogo con il sultano al-Kamil, ma era anche un uomo capace di passioni intense. Quale Federico II hai voluto raccontare nel tuo libro e, soprattutto, quanto spazio hai dato al suo lato più intimo e alle sue relazioni umane e sentimentali?
Luigi Crimaco: uno degli aspetti centrali del libro è proprio la vita intima di Federico: il rapporto con i figli, con le mogli e con gli amori che ha vissuto. Federico ha avuto una vita sentimentale intensa e anch’essa straordinaria. Ha avuto diverse mogli, a partire dal matrimonio con Costanza d’Aragona, una donna molto più grande di lui. Si racconta che quando le passava accanto gli bastava sentire l’odore dei suoi capelli per impazzire di desiderio: dev’essere stato un amore molto forte, che purtroppo però non è finito bene. Poi Federico ha avuto molte altre storie con mogli, amanti e donne particolari. La propaganda papale lo dipingeva come un libertino sregolato con un harem pieno di danzatrici musulmane e berbere di grande bellezza, che lui avrebbe offerto agli ospiti dei suoi castelli. Ma le cose probabilmente non stavano così.
Stefania Capati: smentiamo questa fake news, allora!
Luigi Crimaco: ce ne sono tante di fake news su Federico. Si racconta, per esempio, che fosse un uomo crudele e che facesse allevare dei bambini senza una nutrice, senza un sorriso e senza parole, al solo scopo di capire quale fosse il linguaggio primordiale dell’uomo — credendo che avrebbero parlato spontaneamente anche senza stimoli. La fonte dice che questi bambini morirono tutti, ma non è così: anche questa era propaganda della Chiesa contro di lui. Bisogna andare molto cauti con queste storie. Nel mio romanzo ho cercato di restituire una verità più vicina all’uomo Federico: oltre che sovrano e uomo d’azione, è stato un grande mediatore, capace di instaurare un contatto cordiale con quello che all’epoca era considerato il più grande nemico, ovvero il mondo musulmano. Riuscì infatti ad avere un rapporto pacifico con al-Malik al-Kamil, il sultano del Cairo. Si scambiavano doni: Federico gli mandò un orso bianco, il sultano gli regalò un elefante. Probabilmente non si sono mai incontrati di persona, ma alla fine al-Kamil, anche per via di forti problemi interni, gli cedette Gerusalemme senza spargimento di sangue. Questa soluzione non accontentò nessuno: né il papa, che accusò Federico di essere un musulmano e di preferire i servi di Maometto a quelli di Cristo, né le fazioni più oltranziste del sultano, che accusarono al-Kamil di essere uno smidollato e di aver ceduto ai cristiani. Erano due anime affini. C’è anche un altro aspetto straordinario: al-Malik al-Kamil è lo stesso sultano che incontrò Francesco d’Assisi durante il suo viaggio in Oriente. Invece di riceverlo in modo ostile, lo accolse, lo ascoltò e lo rimandò al campo cristiano colmo di doni. Si sono incrociati, in un momento storico eccezionale, due uomini davvero fuori dal comune.
Stefania Capati: guarda, ci hai dato un’immagine davvero profonda e toccante. Ora vorrei farti un’altra domanda. Tu che hai scavato per sedici anni nella residenza che fu di Federico II — o perlomeno in una delle più importanti — quanto ha influito questa esperienza sul campo nella costruzione del romanzo? E sei riuscito a portare tra le pagine le emozioni che hai provato durante gli scavi?
Luigi Crimaco: lo spero davvero, ma questo potrai dirmelo meglio tu che stai leggendo il romanzo. Quando scavavo e ripulivo dalla polvere e dalla terra quei cunicoli, quelle stanze e quei corridoi, abbiamo ritrovato tantissimi reperti e le tracce del sovrano nelle tecniche edilizie, nelle monete e in molti altri elementi. Era un’emozione grandissima. La sera, a scavo finito e quando gli studenti se ne erano ormai andati, mi fermavo lì da solo ad ascoltare il vento che passava tra le rovine: sembrava portare la voce di questo sovrano che in fondo conoscevamo poco. Certo, lo conoscevo dalle fonti e da immagini mediate, ci sono tanti documenti su di lui, ma spesso si tratta di racconti di terzi. Alla fine ho cercato di combinare tutti questi documenti per restituire un’immagine di Federico forse inedita, capace di parlare all’uomo comune che si avvicina all’archeologia non come tecnico, ma come persona desiderosa di scoprire e conoscere. Questa è l’archeologia pubblica: un dovere verso la collettività.
Stefania Capati: Luigi, una domanda a sorpresa: quando è scoccata la tua scintilla di curiosità nei confronti di Federico II?
Luigi Crimaco: è scoccata quando abbiamo ritrovato una moneta in uno degli ambienti. Non era una moneta di Federico, ma di suo figlio Manfredi, il suo prediletto. Lì ho cominciato a pensare: “Se c’è Manfredi, c’è anche lui”. In seguito abbiamo trovato anche una moneta con il volto di Federico II, e da lì sono nate dentro di me curiostà e domande. Ho scoperto così il suo grandissimo dono: la sete di conoscenza. Parlava molte lingue, ha fondato un’università e una scuola di medicina, pretendendo che chi esercitava la professione si specializzasse , ed è stato un grande legislatore, anche a tutela delle donne, con leggi straordinarie per l’epoca. Tutto questo mi ha spinto a voler comprendere a fondo questa figura. Io studio soprattutto la storia romana, ma nessun imperatore romano, nemmeno Traiano, figura straordinaria morto nel 117 d.C., riesce a eguagliare il fascino di Federico II di Svevia.
Stefania Capati: questo è un punto di vista molto interessante, mi hai dato un ottimo spunto per fare delle ricerche! Luigi, siamo arrivati all’ultima domanda: nel tuo immaginario, quando il lettore arriva all’ultima pagina di Federico II e il portale dei morti, cosa vorresti che gli rimanesse? Un’emozione, una domanda o il desiderio di approfondire questo periodo storico?
Luigi Crimaco: mMi piacerebbe che il lettore si preparasse a fare un viaggio. È lo stesso viaggio che ho fatto io visitando i luoghi federiciani in Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata: ovunque Federico sia passato. Vedere le sue opere e i suoi castelli meravigliosi, come Castel del Monte, dà la misura della sua grandezza. Oggi c’è un rinnovato interesse verso il romanzo storico: penso a Umberto Eco con Il nome della rosa nel 1980, che diede il via alla pubblicazione di molti romanzi neo storici. Nel mio libro ho cercato di riportare alla luce, come in uno scavo, ciò che ho trovato sul campo e nei documenti antichi. Raccontare il presente è complicato se non si conosce ciò che è successo nel passato. La confusione con cui oggi interpretiamo i fatti del mondo può essere superata solo riscoprendo la storia. Per citare un concetto caro a Eco: il romanzo racconta cose che forse non sono accadute esattamente in quel modo, ma che avrebbero benissimo potuto accadere, reinterpretando la realtà attraverso documenti e testimonianze archeologiche. Non so se sono riuscito a rispondere alla tua domanda!
Stefania Capati: assolutamente sì, sei stato chiarissimo! Luigi, purtroppo ci dobbiamo salutare, ma non finisce qui: ti chiederò presto un nuovo appuntamento per parlare proprio di Castel del Monte, un luogo straordinario.
Luigi Crimaco: sarà un vero piacere!
Stefania Capati: l’ho visitato e mi ha lasciato tantissime domande, quindi ne parleremo insieme in una prossima puntata. Intanto ti ringrazio e ricordo a chi ci ascolta che il libro di Luigi Crimaco, Federico II e il portale dei morti, è pubblicato da Homo Scrivens ed è disponibile in tutti gli store online. Grazie Luigi!
Luigi Crimaco: grazie a te, grazie mille e a presto.
Stefania Capati: a presto e grazie a tutti gli ascoltatori!





