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La locanda de li Passastorie, la nuova commedia della Compagnia dialettale “Quelli del Martedì”

La Locanda de li Passastorie non è un luogo reale: è una metafora del teatro stesso e, in senso più ampio, della vita

Caprarola: anno nuovo, commedia nuova!

Quelli del Martedì presentano: Di Pietre e Parole – La locanda de li Passastorie.

 

Intervista a cura di Simona Mingolla

Alle porte del nuovo anno, la Compagnia dialettale “Quelli del Martedì”, diletta i suoi fedelissimi fan con la nuova commedia: Di Pietre e Parole – La locanda de li Passastorie”. Già in scena dal 27 dicembre scorso con i “soliti” sold out, verrà replicata fino alla penultima settimana di gennaio 2026 al Teatro Angelo Pecorelli.

 La nostra Redazione ha voluto intervistare il “prolifico” ideatore di queste opere che da anni divertono, pur offrendo spunti di riflessione, e stupiscono il numeroso pubblico: Alessandro Morganti.

Come è nata la tua passione per il teatro e come riesci ad essere un autore così “prolifico”? 

La mia passione nasce negli anni ’80 quando, insieme ad Angelo Pecorelli, sono entrato a far parte della storica Compagnia del Teatro Popolare di Caprarola Peppino Liuzzi. Lì abbiamo avuto il primo approccio con il palcoscenico e, grazie al coinvolgimento dell’autore storico della compagnia di quegli anni, Ottavio Sabatucci, abbiamo avuto anche il primo contatto con la scrittura teatrale. Successivamente, con Angelo, abbiamo sentito la necessità di scrivere testi nostri e, insieme ad altri attori (tra cui Angelo Borgna, Franco Borgna, Luigi Moneta e Gabriele Rita), abbiamo fondato nel 1996 “Quelli del Martedì”. Da allora abbiamo scritto e portato in scena numerose commedie originali, incluse commedie musicali con testi e canzoni in dialetto; durante la pandemia abbiamo inoltre sperimentato il linguaggio del web con la serie online Du’ Detective, disponibile sul nostro canale YouTube. Dopo lo stop imposto dalla pandemia e la scomparsa di Angelo Pecorelli – a cui è stato intitolato il teatro delle ex-Scuderie Farnese, dove mettiamo in scena i nostri lavori – ho ricominciato a scrivere, per continuare, anche in sua memoria, il nostro percorso…

Dove cogli gli spunti per le tue commedie? 

Da sempre i nostri testi nascono dal tentativo di far incontrare il teatro popolare caprolatto con tematiche che arrivano dalla società contemporanea. I protagonisti delle nostre storie si trovano spesso immersi in situazioni nuove, che faticano a comprendere o ad affrontare, e proprio da questo scarto nasce la comicità. Le battute in dialetto diventano così un contraltare ironico al linguaggio degli altri personaggi, che si esprimono in italiano. Spesso gli spunti nascono proprio dall’immaginare come i nostri personaggi caprolatti si comporterebbero in situazioni distanti dalla loro quotidianità. 

Questa locanda, è esistita davvero? Le storie che si sentono narrare dagli attori sono realmente accadute?  

La Locanda de li Passastorie non è un luogo reale: è una metafora del teatro stesso e, in senso più ampio, della vita: uno spazio in cui le storie individuali si intrecciano e contribuiscono a un racconto più grande. In realtà, questa locanda era già “esistita” in una nostra precedente commedia, “Avanti un passo!”, che raccontava storie di briganti e garibaldini locali, in parte vere e in parte romanzate. Anche i racconti che si ascoltano in scena seguono questa logica: sono un intreccio di invenzione, tradizione del teatro caprolatto e riferimenti a vicende realmente accadute nel nostro paese. Come dice il personaggio di Virgilio in una battuta delle prime scene: Io ormai dentro a la capoccia ci ho talmente tanti ricordi, racconti e bucie, che ormai me se confónne tutto.”

La commedia è un genere “leggero”, ma le tematiche toccate nei tuoi lavori sono a volte drammatiche: quale chiave usi per conciliare questi due aspetti?  

Credo che la commedia sia un modo molto efficace per affrontare temi seri e coinvolgere il pubblico. Il sorriso aiuta ad avvicinarsi a certi argomenti e rende più facile riconoscersi nelle situazioni e nei personaggi. La risata non serve a sminuire ciò che è drammatico, ma a renderlo più affrontabile: spesso permette di dire cose che, in modo diretto, rischierebbero di risultare pesanti o respingenti. Nel caso di questa commedia, il contrasto tra la leggerezza della locanda e il dramma del romanzo di Pietro rispecchia la realtà: momenti quotidiani e leggeri convivono spesso con situazioni difficili, proprio come accade nella vita.

Quali sono i messaggi chiave e gli spunti di riflessione che hai voluto offrire al pubblico con questa tua ultima opera? 

Le tematiche chiave si muovono su più livelli, ma sono legate da un filo comune. C’è il tema di come spesso le cose più evidenti non vengano viste perché non sono “raccontate” o perché siamo abituati a cercare spiegazioni che ci coinvolgono maggiormente. C’è poi il tema della libertà e dell’identità, intesa non come concetto astratto ma come gesto quotidiano: una libertà che si esercita nel fare, nel ricordare e nel condividere. Un altro nodo è il rapporto tra parole e azioni: nelle scene del romanzo emerge il loro continuo confronto. Le parole hanno bisogno delle azioni per non risultare vuote, e le azioni hanno bisogno delle parole per non diventare una pietra inerte. Ma il punto centrale è il potere della narrazione e la sua capacità di far arrivare in maniera diretta idee e concetti. La locanda è un luogo in cui le storie – vere, inventate o rielaborate – tengono insieme le persone e custodiscono la memoria. Raccontare non è solo dire: è sistemare oggetti, conservare odori e suoni, rimettere insieme frammenti. Le storie non spiegano ma fanno sentire; arrivano su un piano più profondo, che precede e accompagna la riflessione razionale e, per questo, possono consolare, trasformare e, in qualche modo, curare. 

Ognuno dei protagonisti è un “passastorie” con modalità, forme e linguaggi differenti: c’è un filo conduttore che li accomuna? 

Ognuno di loro offre la propria diversità e particolarità nel “passare” le storie: c’è chi lo fa per professione, chi per passione, chi per riempire le giornate e chi per la necessità di raccontare la vita. Tutti, però, in qualche modo celebrano il potere delle storie di connettere passato, presente e futuro e di contribuire alla formazione delle coscienze.

Uno spettacolo, quindi, da non perdere per trascorrere due ore di emozioni, divertimento ed arricchimento nella rivalutazione dei ricordi come fonte di comprensione della nostra storia, di ispirazione per le scelte che ci si trova ad affrontare e di “umana condivisione”.

 

Per info e prenotazioni (wathsapp): +39 351 346 8893 oppure

https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/di-pietre-e-parole-la-locanda-de-li-passastorie o presso i rivenditori Ciaotickets autorizzati.

 

Nella foto: Alessandro Morganti (autore) con Gabriele Rita (Presidente della compagnia e attore nel ruolo del giornalista di origini francesi Claude Martini)
Nella foto: Alessandro Morganti (autore) con Gabriele Rita (Presidente della compagnia e attore nel ruolo del giornalista di origini francesi Claude Martini)

 

 

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