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Pasolini: dopo quarantasette anni rimane ancora il mistero sulla sua morte

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Il 2 novembre 1975 moriva sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia Pier Paolo Pasolini. Assalito da ignoti e investito più volte dalla sua stessa auto, il suo corpo sarebbe stato ritrovato soltanto il mattino dopo da una donna. Dopo quarantasette anni dall’accaduto e con l’avvicinarsi del centenario dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, i mandanti e il movente restano ancora un mistero irrisolto.

Anni di piombo: sospetti e paure

Gli anni Settanta rappresentano uno dei periodi più bui per la democrazia italiana. In quegli anni, infatti, golpi falliti, terrorismo e violente accuse politiche si alternavano. Pier Paolo Pasolini, da attento intellettuale quale era, non si poté esimere dal compito di dare la sua versione dei fatti. «Io so, ma non ho le prove», scriveva sul Corriere della Sera. Ma la morte di Pasolini è davvero legata agli anni di piombo?

Ricatti, complotti e mafia. L’accusa di pedofilia

Anche oggi, a distanza di quarantasette anni, non ne abbiamo le prove. Pino Pelosi fu il primo accusato. Si tratta di un ragazzo all’epoca dei fatti diciassettenne che si è dichiarato subito colpevole. Secondo la versione di Pelosi, Pasolini avrebbe cercato di violentarlo e per questo motivo lui l’avrebbe colpito con una mazza ritrovata in auto e poi investito più volte fino a ucciderlo.

Pelosi fu dichiarato colpevole e condannato per omicidio volontario in concorso con ignoti. Eppure, la sua versione dei fatti risulta distorta e improbabile, dato che non vennero ritrovate tracce di sangue o colluttazione sui suoi abiti.

Secondo Oriana Fallaci, l’accusa pedofila fu solo una scusa per giustificare il gesto. Sergio Citti, invece, ha testimoniato che il regista avrebbe ricevuto dei ricatti per il suo film Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il 2 novembre 1975 il film non era ancora concluso ed era in fase di montaggio. Citti spiega che Pasolini si sarebbe recato all’Idroscalo di Ostia per trattare sulla restituzione di alcune copie del suo film che furono trafugate.

Ma non è finita qui. Dopo esattamente trent’anni dall’avvenimento, nel 2005, Pino Pelosi testimonia di non essere stato da solo il giorno dell’omicidio di Pasolini. Ma ancora una volta la sua dichiarazione non è limpida e non contiene informazioni utili per il prosieguo delle indagini, oltre ad affermare che con lui erano presenti degli uomini dall’accento siciliano che si erano presentati a bordo di un’auto targata Catania. E in effetti una telefonata anonima del 1975 segnalava alla Polizia proprio che un’auto targata Catania stava seguendo l’Alfa di Pasolini.

 

 

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