Le rose sono comparse sulla terra qualche milione di anni prima dell’uomo. I resti fossili di alcune piante di rose sono stati trovati in Francia, nel Medio Oriente e addirittura in America.
Molte di queste antiche specie sono rintracciabili ai nostri giorni e se ne distinguono più di 150.
Purtroppo esistono moltissime rose alle quali è stato dato un nome latino, ma che potrebbero essere state confuse con specie vere e proprie, in realtà ibridi spontanei dovuti ad incroci spontanei.
Le rose selvatiche presentano sempre e solo 5 petali.
L’incrocio naturale fu il solo responsabile della formazione di tutti i vecchi gruppi di rose, e solo dal 1700 si iniziò a comprendere che l’impollinazione ad opera di api e insetti, era la sola responsabile della formazione delle nuove varietà.
L’ibridazione è una tecnica molto recente, creata dall’uomo, che spesso da risultati alquanto imprevedibili a causa della naturale parentela delle rose. Da questa tecnica derivano le cultivar.
Nel diciannovesimo secolo, l’Imperatrice Giuseppina consorte di Napoleone, nella sua villa parigina la Malmaison, iniziò una grande raccolta di tutte le cultivar conosciute fino ad allora.
Nacque così il primo vero giardino di rose.
Questo roseto giardino era talmente bello che diventò oggetto di innumerevoli imitazioni, al punto che questi fiori divennero le piante da giardino più popolari.
Contemporaneamente molti missionari, navigatori, esploratori e mercanti affascinati dalla Cina e dalle altre regioni dell’Estremo Oriente, si trasformarono in esperti raccoglitori e ricercatori di piante di rose, inviando semi e piante ai giardini di tutta Europa.
Si scoprì che la maggior parte delle piante provenienti dalla Cina fiorivano più di una volta, mentre quelle europee lo facevano una sola volta all’anno.
Ciò destò molto interesse nella comunità botanica.
Le piante provenienti dalla Cina non avevano un aspetto spettacolare e nemmeno erano vigorose, ma erano interessanti per la loro particolarità di fiorire più volte in un anno.
Si iniziò a studiare come trasferire questa peculiarità alle specie europee.
Vedremo prossimamente cosa successe.
Stefania Capati






