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Veronica Olivi presenta “Alba”: storia e mistero nel cuore della Tuscia

Veronica Olivi e il romanzo storico "Alba".

L’autrice viterbese Veronica Olivi racconta il suo romanzo d’esordio, dove la famiglia Cahen, il territorio e i segreti del passato si intrecciano tra Lazio, Umbria e Toscana.

L’intervista esclusiva per Radio Tuscia Events

Classe 1996, Veronica Olivi appartiene a quella nuova generazione di autrici capace di trasformare la passione per la storia, la letteratura e il territorio in un progetto narrativo coinvolgente e originale. Pur essendo nata a Roma, Veronica è cresciuta nel cuore della Tuscia. Diplomata con il massimo dei voti al Liceo Linguistico “Mariano Buratti” di Viterbo, ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi della Tuscia presentando una tesi sul plurilinguismo a scuola in Linguistica Italiana. Ha praticato per circa tre anni una fervida attività giornalistica collaborando con una testata online viterbese e con un noto quotidiano cartaceo che operava anche a Roma e Civitavecchia. Nel 2023 ha iniziato a lavorare nel mondo scolastico, prima come docente di sostegno, infine come docente di ruolo di Lettere. Attualmente insegna all’Istituto “San Giovanni Bosco” di Bracciano.

Il grande amore per la scrittura l’ha portata a pubblicare nel 2025 con Dantebus Edizioni la sua opera d’esordio: il romanzo “Alba“, un racconto in cui storia e mistero si fondono armoniosamente, valorizzando il patrimonio culturale della Tuscia e trasformando il territorio in uno dei veri protagonisti della narrazione.

«Quando ero piccola, immaginandomi nel futuro, mi vedevo con un lavoro che avesse a che fare con il mondo della scrittura. Autrice di romanzi, giornalista, curatrice di una rubrica, era il mio sogno. Da bambina tenevo diari segreti, leggevo fumetti e tutti i libri di Harry Potter.  La vera “scintilla” è scoccata però durante gli anni del Liceo, quando mi appassionai allo studio della letteratura e della filosofia e iniziai a leggere classici e saggi e a guardarmi dentro attraverso le parole scritte da altri. Il desiderio di scrivere qualcosa a mia volta era sempre presente: non so quanti incipit di racconti e romanzi (poi naufragati) io abbia buttato giù. Sentivo di avere qualcosa da dire, ma mi sembrava non arrivasse mai l’idea giusta, quella che mi avrebbe consentito di andare avanti e concludere una storia. Nel frattempo avevo iniziato a collaborare con due giornali locali (in momenti diversi) e ho sperimentato sia le pubblicazioni online che in formato cartaceo: mi occupavo principalmente di cronaca bianca e politica, seguivo spesso eventi e conferenze, ma la mia attività preferita era la realizzazione di interviste.»

Veronica Olivi durante la presentazione del romanzo nei saloni del Castello di Torre Alfina

Veronica Olivi durante la presentazione del romanzo nei saloni del Castello di Torre Alfina”.

“Alba”: il romanzo di Veronica Olivi che unisce storia, mistero e identità della Tuscia

La svolta nel percorso letterario di Veronica Olivi arriva nel 2021, durante gli anni universitari. In occasione dell’edizione di quell’anno del prestigioso Premio Letterario “Città di Viterbo – Tuscia Libris”, fondato e presieduto dalla scrittrice Roberta Mezzabarba, viene indetta una sezione dedicata ai racconti ispirati al tema “Immagini della Tuscia”. Tra le fotografie proposte spicca quella di un luogo profondamente legato ai ricordi dell’autrice: il Castello di Torre Alfina, nel territorio di Acquapendente. È proprio il fascino del suggestivo maniero a dare vita all’idea narrativa che Veronica desiderava raccontare. Nasce così il racconto breve “Alba”, premiato con la Menzione d’Onore dal presidente della giuria. Quel riconoscimento rappresenta il punto di partenza di un percorso creativo destinato a evolversi. Due anni più tardi, infatti, Veronica Olivi comprende che quella storia possiede tutte le potenzialità per trasformarsi in un’opera di più ampio respiro. La trama si arricchisce, i personaggi acquistano profondità e le tematiche si sviluppano fino a dare forma al romanzo “Alba”, sua opera d’esordio.

«La decisione di ambientare la storia nel borgo di Torre Alfina e, in particolare, nel suo Castello è legata a ragioni affettive e professionali. Un ramo della mia famiglia è originaria di lì, quindi ho avuto la possibilità di trascorrere buona parte della mia infanzia e adolescenza in questo piccolo paese di poche centinaia di abitanti al confine tra Lazio, Umbria e Toscana, un luogo di vera tranquillità e, per me come per chi lo vive, davvero “magico”. Inoltre, pochi mesi prima di scrivere il nucleo di “Alba”, avevo concluso un’esperienza di circa due anni come guida turistica all’interno del Castello, grazie alla quale ho potuto approfondire la sua affascinante storia, che inizia già in epoca longobarda (VIII secolo), attraversa Medioevo, Rinascimento, Risorgimento e Novecento e arriva fino ai giorni nostri. Negli ultimi anni infatti il Castello è stato riaperto al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura e attualmente è visitabile, oltre a essere una meravigliosa location scelta da persone di tutto il mondo per eventi e matrimoni. Una tendenza comune al giorno d’oggi è quella di andare a visitare luoghi lontani da noi, dimenticandoci di ciò che ci circonda e che vale la pena conoscere. Dietro la scrittura di “Alba” c’è anche la volontà di valorizzare il mio luogo del cuore: ognuno di noi ne ha uno e dobbiamo ricordarcene sempre.»

Il Castello di Torre Alfina e la famiglia Cahen al centro di un viaggio tra passato e presente in “Alba” di Veronica Olivi

Un intreccio narrativo che attraversa oltre un secolo di storia, facendo dialogare epoche diverse: dagli ultimi anni dell’Ottocento al fascino della Belle Époque parigina, dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale fino ai giorni nostri. In “Alba”, Veronica Olivi costruisce un romanzo in cui vicende personali e grandi eventi storici si fondono attorno al suggestivo Castello di Torre Alfina e alla famiglia Cahen, dando vita a un mistero destinato a sopravvivere al trascorrere delle generazioni. Il ritrovamento di un enigmatico cofanetto con incisa l’iniziale “A” diventa il filo conduttore di un affascinante viaggio tra memoria, identità e segreti rimasti sepolti nel passato.

«Nel romanzo si parla di amicizia, legami famigliari, della volontà di essere se stessi andando contro le imposizioni esterne della società e della propria famiglia, del coraggio di lasciare il cammino tracciato da altri per seguire la strada che ci rappresenta. Ogni personaggio che incontriamo tra le pagine simboleggia uno o più di questi aspetti e, nel corso della storia, ci si ritrova un po’ più vicino alla scoperta di sé. La narrazione è articolata su diversi piani temporali e, sebbene ci siano parti ambientate in altri luoghi geografici, Torre Alfina e il suo Castello restano il centro di tutto, il luogo da cui tutto parte e dove, alla fine, trova la conclusione. Il personaggio più emblematico è Alba, una ragazza adolescente che vive all’interno del Castello sulla fine dell’Ottocento: il vero motore delle vicende è la scoperta, da parte sua, di un segreto di famiglia che farà crollare tutte le sue certezze, cambiando per sempre il suo mondo.»

Il percorso di “Alba” è cresciuto parallelamente a quella della sua autrice, accompagnandola in alcuni degli appuntamenti culturali più significativi del territorio. Dalla partecipazione al Premio Letterario “Città di Viterbo – Tuscia Libris”, dove il progetto narrativo mosse i primi passi fino alla recente presentazione del romanzo sul prestigioso palco di Ombre Festival di Viterbo e Tuscania, Veronica Olivi ha avuto l’opportunità di confrontarsi con lettori, critici e appassionati di letteratura.

«Sono state due esperienze emozionanti, seppur molto diverse tra loro: all’epoca della partecipazione al Tuscia Libris frequentavo l’Università e avevo iniziato da poco a occuparmi di giornalismo. La stesura di un primo racconto mi ha dato la spinta a proseguire e coltivare la mia passione. La presentazione del libro che ne è derivato, sul palco di “Ombre Festival”, ha rappresentato un’evoluzione sia di me che della mia scrittura ed è stato un vero onore trovarmi lì, cinque anni dopo la prima stesura, a raccontarmi di fronte a tante persone. Anche se mi rendo conto che ci sia sempre margine per migliorare, per ora sono fiera di questi traguardi.»

Oltre a essere scrittrice, Veronica Olivi vive quotidianamente il mondo della scuola come docente di Lettere. Un osservatorio privilegiato che le consente di confrontarsi ogni giorno con le nuove generazioni, con il loro approccio alla lettura e con il rapporto che i ragazzi instaurano con la letteratura, l’epica e, più in generale, con le discipline umanistiche. Un tema al centro del dibattito culturale e scolastico, sul quale abbiamo voluto conoscere il suo punto di vista.

«A settembre inizierò il mio quarto anno di insegnamento a scuola e il terzo come docente di lettere alla secondaria di I grado. È difficile operare un’analisi che vada molto indietro nel tempo, dato che non posso vantare una lunga carriera alle spalle, quindi mi limiterò a raccontare ciò che ho potuto osservare in questo periodo vissuto tra le mura scolastiche e che vale, ovviamente, come punto di vista personale. Credo che la caratteristica più preziosa che accomuna le opere letterarie di qualsiasi epoca sia la capacità di parlare di emozioni e sentimenti comuni a tutte le persone, a prescindere dalla loro età e provenienza: pensando a com’è cambiato il mondo in pochi anni, a come l’AI sia diventata parte integrante della nostra quotidianità, lo studio delle materie letterarie e la lettura per me non perdono valore, ma assumono una funzione ancora più importante: ricordarci che siamo umani

Letteratura e nuove generazioni: la visione di Veronica Olivi

«Non penso si possa parlare in termini assoluti di un “peggioramento” nel rapporto dei giovanissimi con la lettura,  e nello studio delle materie umanistiche, riprendendo il testo della tua domanda, ma sicuramente è utile, sia a casa che a scuola, incoraggiarli e accompagnarli nello sviluppo dell’immaginazione e della creatività, nell’espressione di sé attraverso la parola, nella comprensione di come il linguaggio ci guidi nello sviluppo del pensiero critico e nell’analisi della realtà. Contrariamente a quanto si possa pensare, in pochi anni ho conosciuto tantissimi ragazzi e ragazze che amano leggere e che, ogni settimana, non vedevano l’ora di prendere un nuovo volume in prestito dalla biblioteca scolastica: semplici iniziative di questo genere non hanno “scadenza” e andrebbero sempre incentivate all’interno dell’ambiente scolastico.»

Andrea Contorni

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