Trent’anni sono passati dalla morte di Aldo Fabrizi. Uno dei più grandi attori della commedia italiana che gli americani definirono “un comico geniale”. Un attore che da Campo de’ Fiori arrivò a Broadway con il costume di Mastro Titta, il boia di Rugantino.
Origini umili
Un attore di origini umili, orfano di padre a 11 anni, unico figlio maschio di quattro sorelle, tra cui Elena, più conosciuta al grande pubblico come “Sora Lella”.Un’infanzia povera e difficile quella di Aldo. Trascorsa tra i banchi di frutta, dove lavorava sua madre, e piccoli lavoretti per tirare a campare. L’attore Fabrizi cresce così. Ma in lui c’è un grande talento artistico. Nel 1928 pubblicò “Lucciche ar sole”, una piccola raccolta di poesie romanesche. Nel 1931, iniziò a frequentare il teatro, interpretando ruoli del “popolino romano” che incarnavano la quotidianità di quei anni. Figure che potevano raccontare, dal loro punto di vista, le assurdità, gli aneddoti e la quotidianità delle persone. Lo faceva e lo ha sempre fatto a modo suo, con quella parlata che è rimasta un timbro unico. Un po’ indolente, bonario, ‘strascicato’, mai banale.
Il Cinema
Nei primi anni quaranta diede vita ad una compagnia teatrale, nella quale lavorò anche Alberto Sordi. Lavorò anche per il Cinema e questo lo rese molto popolare. Celebre il film “Campo de’ Fiori”, girato in piena guerra, dove l’artista riesce a portare sulla pellicola i suoi personaggi. Lavorò anche con Anna Magnani, nel celebre film “L’ultima carrozzella”, pellicola in cui firmò anche la sceneggiatura.
Nel 1945, è il tempo di “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, dove Aldo interpreta, sorprendendo chi era abituato a vederlo nel suo stile, Don Pietro Pellegrini, ispirato al sacerdote Giuseppe Morosini, fucilato a Forte Bravetta dai tedeschi occupanti. Nel 1949 vince il Nastro d’argento per “Prima comunione” del 1950. Ne vincerà un altro, nel 1975, per il suo eccezionale ruolo da non protagonista in “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola.
Lo scoppio della guerra aveva cambiato tutto, anche il cinema. In quel drammatico momento storico c’è bisogno del vero per ritrovarsi e creare un nuovo modo di raccontare l’Italia. Un’Italia sofferente, devastata dalla guerra ma comunque caparbia. Gli anni 50, quelli della riscossa economica italiana, vedono l’attore Fabrizi protagonista di pellicole indimenticabili realizzate con Totò: “Guardie e ladri”, “I tartassati”, Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi. I due artisti se la intendono e instaurano una forte amicizia, iniziata 40 anni prima.
Aldo Fabrizi diventa il protagonista di un’Italia che ha necessità di riscattarsi e rinascere. Lavora con i più grandi : Monicelli, Steno, Bolognini, Corbucci, Magni, Nanni Loy.
La passione per la Cucina
Fabrizi era molto legato a sua sorella Lella, perché nutrivano la stessa passione per la cucina e soprattutto per la pasta.Una passione che lo portò anche a scrivere sonetti e poesie sul tema.
Il Teatro
Ma Fabrizi è stato anche un autentico attore di teatro. Sul palcoscenico del Teatro Sistina, nella stagione 1962-1963, ottenne uno strepitoso successo personale interpretando il ruolo del boia papalino Mastro Titta. Il suo successo venne sancito da una clamorosa trasferta negli Stati Uniti, dove lo spettacolo registrò il tutto esaurito. Alla fine degli anni ottanta, fu insignito anche del David di Donatello alla carriera.
E’ morto a 84 anni. L’epitaffio sulla tomba recita: “Tolto da questo mondo troppo al dente”.
Mirko Giudici






