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Cola di Rienzo : l’ultimo tribuno

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Cola di Rienzo (1313-1354) è senza dubbio il cittadino romano più famoso del Medioevo; anzi, si può dire che, fatta eccezione per alcune grandi figure di santi, artisti e papi, egli sia anche uno degli italiani più noti del tardo Medioevo. Al tempo stesso, però, la sua fisionomia risulta per molti aspetti non definita, e tuttora poco chiaro il ruolo da lui svolto sulla “scena politica” italiana ed europea del medio Trecento.

Tuttavia, ancora oggi, non si ha una visione completamente definitiva sulla figura di Cola di Rienzo. Secondo alcune correnti di pensiero, il Cola viene definito un romantico tribuno della libertà precursore dell’Unità d’Italia. Altri sostengono che sia stato un vero e proprio nemico del popolo.

Gli studi più recenti ne offrono invece un’immagine ben diversa, che si vale anche di una migliore e più approfondita conoscenza della realtà storico-sociale della Roma trecentesca. Egli fu in realtà un rivoluzionario, dotato di notevoli capacità intellettive e dotato di un carisma comunicativo. Un abile “comunicatore”, che utilizzava la parola come strumento di seduzione e di convinzione.

Da romantico Tribuno della libertà a nemico di Roma

Intorno alla metà del XIV secolo,  Cola di Rienzo, mise in moto una serie di avvenimenti che avrebbero potuto portare alla nascita di uno stato italiano prima ancora della fine stessa del medioevo, tuttavia, le sue ambizioni e, secondo alcuni, i suoi deliri di onnipotenza lo portarono allo scontro aperto con la nobiltà romana, il papato e l’impero, trasformandolo da eroe del popolo romano, in nemico di Roma.

La sua fu un ascesa fulminea ed altrettanto rapida fu la sua parabola discendente che in meno di una decade lo portò prima all’apice del potere romano, con il titolo di Tribuno della Libertà, e successivamente alla scomunica, un primo arresto, un evasione, un secondo arresto, poi al titolo di Senatore romano e in fine, alla sua violenta e drammatica dipartita, decapitato e appeso a testa in giù da una folla romana.

Contesto Storico

In quel mondo, in quel tempo, in quell’Italia, come già detto, parlare di Italia era un utopia, ma qualcuno osò farlo, qualcuno ebbe una visione, qualcuno osò immaginare un Italia unita, e progettò di compiere in quella penisola, i cui confini naturali sono estremamente definiti e secondi, forse, solo ai confini della Gran Bretagna, qualcuno, in quel frangente ipotizzò e provò a ridare all’Italia la sua antica dignità imperiale e di rendere nuovamente la città dei cesari (Roma) sede effettiva e reale del potere imperiale.

Se la storia avesse proseguito su questa strada, probabilmente nel XIV secolo, anche l’Italia, come Francia, Spagna e Regno Unito, avrebbe compiuto la propria unificazione nazionale prima della fine del Medioevo, e il volto dell’età moderna, dell’europa e del mondo, probabilmente sarebbe mutato notevolmente. Ma ciò non accadde.

L’ascesa di Cola di Rienzo

Costui, il 20 maggio, dopo aver trascorso la notte in preghiera nella chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, partì, alla testa di un corteo armato, in direzione del palazzo senatorio, sovrastante la piazza del campidoglio e giunto nella piazza, “affabulò la folla”, come ci ricordano i cronisti, con le sue capacità oratorie degne di Cicerone, Tito Livio, Seneca e Tulio e Valerio Massimo, ottenendo l’approvazione del proprio programma politico da parte dell’assemblea comunale, ottenendo pieni poteri politici e militari e successivamente, il 24 maggio, ricevendo il titolo di Tribuno della libertà, della pace e della giustizia, liberatore della Santa Repubblica romana.

L’obiettivo di Cola di Rienzo chiaro e noto ai suoi contemporanei, egli ambiva a rendere Roma ancora una volta, sede reale del potere imperiale e per farlo era necessario compiere alcuni passaggi fondamentali, il primo di questi era l’allontanamento dei baroni che spradoneggiavano su una terra in tumulto.

Il declino di Cola di Rienzo

Sul finire di novembre del 1347, alcuni esponenti di nobili famiglie romane, tra cui Stefano Colonna e alcuni esponenti di casa Orsini che, in precedenza lo avevano sostenuto, vennero arrestati e il 20 novembre, le milizie comunali, controllate da Cola di Rienzo, inflissero alle milizie dei notabili un importante, quanto effimera, sconfitta, nella battaglia di Porta di San Lorenzo.

Per motivi a noi oggi ancora ignoti, i nemici sconfitti vennero lasciati fuggire, così che questi potessero rifugiarsi nei castelli delle campagne romane, per riorganizzarsi e riarmarsi. Probabilmente Cola di Rienzo ipotizzava che questi, una volta sconfitti non avrebbero più minacciato Roma e non avrebbero fatto ritorno, ma così non fù, e la sua indolenza e, secondo i cronisti, inadeguatezza, segnò l’inizio del declino politico del tribuno, le cui straordinarie capacità oratorie sembrano non essersi tradotte in un effettiva capacità amministrativa e alla fine, Cola di Rienzo venne scomunicato da un legato papale costringendolo alla fuga.

La fine di Cola di Rienzo

La notte dell’8 ottobre Cola di Rienzo fu costretto a barricarsi presso il palazzo senatorio, al seguito di un insurrezione popolare, probabilmente fomentata da Colonna, Orsini e Savelli, tuttavia le mura dell’edificio non riuscirono a proteggerlo e la folla inferocita per le tasse eccessive incendiò il palazzo.

Così finisce la storia di Cola di Rienzo, un uomo che sognò l’Italia inimicandosi i poteri forti.

La sua morte però non avvenne tra le fiamme del palazzo senatorio. Secondo i cronisti del tempo infatti, Cola di Rienzo riuscì a fuggire, travestito da plebeo e cercando rifugio tra la folla, dove, tuttavia, qualcuno riuscì comunque a riconoscerlo dai suoi ingenti bracciali d’oro e così l’uomo un tempo eroe acclamato dal popolo romano, venne preso, colpito e linciato dalla folla che successivamente avrebbe esposto il cadavere decapitato, appeso a testa in giù di fronte la chiesa di San Marcello in via Lata, non lontano dal palazzo dei colonna e dopo due giorni, il cadavere ormai in putrefazione, venne bruciato, non lontano dal Mausoleo di Augusto.

 

Mirko Giudici

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