Le fontane di Roma tra antichità ed epoca barocca
Dall’antichità ai giorni nostri, gli antichi (e i nuovi ) romani hanno sempre avuto un rapporto viscerale con l’acqua. Infatti, nel suo colossale Ulysses, James Joyce fa sarcasticamente affermare a uno dei suoi personaggi che davanti a un nuovo panorama, i romani invece di gustare il sublime, decidevano di costruire un nuovo acquedotto.
Questo è vero perché l’acqua nel mondo romano si ricollega al sacro, alle ninfe e allo scorrere della vita, agli dei. In più, fontane e acquedotti erano il modo in cui i romani potevano ostentare il loro potere e la loro efficienza.
Anche per questo motivo, molti monumenti di Roma di epoca più tarda sono indissolubilmente legati all’acqua: la Barcaccia di Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, le fontane di Piazza Navona, sono solo alcuni degli esempi più emblematici di questo legame.
Il rapporto di Bernini con l’acqua
Opera di artisti diversi e spesso legati all’epoca barocca, le fontane rispecchiano la dinamicità e la vitalità opulenta della città eterna. Se ne era accorto bene Gian Lorenzo Bernini, scultore che ha indiscutibilmente lasciato il suo marchio sulla città di Roma. L’acqua, infatti, è l’elemento che più degli altri rappresenta la mobilità e la metamorfosi, essendo al tempo stesso una sostanza adattabile ma incontrollabile.
Non a caso, i personaggi delle fontane di Bernini sono delfini, tritoni antropomorfi, grotteschi animali marini. La magia delle opere dello scultore risiede proprio nel fatto che lo spettatore si ritrova a mirare di volta in volta uno spettacolo differente, dato dal movimento delle acque. Architettura ed elementi naturali si intrecciano, creando commistioni di volta in volta inaspettate.
E il dinamismo mostra allo stesso tempo una forte energia, uno slancio rigeneratore ed enigmatico. Oltre al forte simbolismo, le opere di Bernini sono un esempio di una ingegneria molto avanzata che permette zampilli, gocciolamenti, riflessi e altri giochi fluidi.






