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La meraviglia di Viterbo la bella Galiana

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Viterbo, città delle torri, delle fontane, dei papi, ma anche delle belle donne. E’ leggenda infatti come la meraviglia di Viterbo sia vissuta una delle giovani più belle di sempre, la bella Galiana. Per capire però chi è e perché fu così importante per la città, occorre fare un passo indietro.

Le leggendarie origini e la bianca scrofa.

radiotusciaevents.comTorniamo per un attimo alle origini leggendarie di Viterbo, alla città di Troia in fiamme e alla ricerca, di chi era scampato, di un nuovo posto da abitare.

Una scrofa bianca apparve agli esuli, e come in una profezia, indicò la futura terra.

I Troiani si rifugiarono qui, e ogni anno, il giorno di Pasqua, offrivano alla troia bianca una vergine estratta a sorte fra le abitanti. Ogni anno il sacrificio prendeva atto. E per quanto fosse terribile, nessuno osava andare contro questo rito propiziatorio.

Il folklore viterbese vuole che un anno toccò alla giovane Galiana. Una ragazza dalla rara bellezza, baciata dal primo raggio di sole il giorno della sua nascita. Uno splendore per il quale gli uomini accorrevano da ogni luogo per poterla ammirare. Dalla pelle così bianca che se avesse bevuto un sorso di vino, la sua gola si sarebbe colorita come il rosso nettare.

radiotusciaevents.comUna tragedia che toccasse proprio a lei. Incatenata, nuda, al ponte del paradosso, aspettava la bella il suo destino. Ecco che al battere del mezzogiorno, la scrofa uscì dalla valle, per compiere il sacrificio. Quando fu quasi vicino alla disgraziata vergine, un leone apparì e salvò Galiana, uccidendo la scrofa. L’orologio batteva di nuovo mezzogiorno. Il tempo si era fermato, e il leone così com’era apparso, sparì.

 

 

Il leone diventerà lo stemma di Viterbo, una figura sempre presente, pronta a salvare la città.

Giovanni di Vico e il suo amore per lei.

Galiana era divinamente salva. Lì dove doveva consumarsi il rito verrà eretta Santa Maria della Scrofa, poi Madonna del Soccorso, per ricordare l’accaduto. E la sua fama andava crescendo, così con la sua bellezza. Racconta la storia che si fidanzò con un giovane contadino di nome Marco. Rifiutava ogni tipo di corteggiamento, che non gradiva affatto. Accorse da Roma anche Giovanni di Vico, discendente di una famiglia prefettizia. La vide uscire dalla Chiesa di San Silvestro per mano ad una amica, e per lui, come per tanti altri, fu subito colpo di fulmine.

Un innamoramento non corrisposto, che ferì nell’orgoglio Giovanni di Vico. Come tentativo estremo di averla, tentò di rapirla, ma nel mentre si arrampicava con una fune, un fulmine colpì la torre Monaldesca, svegliando tutta la città. Viene bandito da Viterbo, ma non vinto nell’animo, marcia contro Viterbo. Avrebbe assediato la città se Galiana non avesse acconsentito a divenire sua sposa.

Un triste epilogo.

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Attaccò da Faul, là dove la città sembrava più debole da colpire. Ma la folla era unita e mai avrebbero lasciato che la bella Galiana finisse nelle mani del Giovanni. Nello scontro il nobile fu ferito, acconsentì ad abbandonare la città, ma non senza vederla un’ultima volta. E Galiana per amore della sua città accettò, affacciandosi secondo la leggenda, dalla torre (torre del Branca, in realtà eretta nel 1296). Mentre si faceva vedere, una freccia la colpì alla gola. Quella gola che diventava rossa a causa del vino, ora sgorgava sangue. Cadde morente, e la cittadina infuriata cacciò le truppe.

 

 

radiotusciaevents.comIl corpo della bella Galiana venne sistemato in un sarcofago di marmo bianco. Di questo sarcofago troviamo una fedele riproduzione in Piazza del Plebiscito sulla facciata di Sant’Angelo in Spatha. L’originale fu rimosso nel 1988 e sostituito dalla copia nel 1998.

Dopo aver salvato la città la prima volta dai rituali brutali, e la seconda dall’assedio di Giovanni di Vico, Galiana verrà per sempre ricordata nei cuori dei suoi concittadini viterbesi. Tanto da essere annoverata fra le sei meraviglie di Viterbo dal cronista Lanzillotto nel XII secolo.

 

 

Paola Anselmo

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