Quando scrivi metti nero su bianco emozioni ed esperienze tue, perché alla fine scrivi bene delle cose, quando quelle cose le conosci. Fa male. Ma è anche bello.
A dirlo è una delle autrici di “Panni stesi”, libro scritto a più mani dagli studenti del Laboratorio di Scrittura del Dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo (DISUCOM) dell’Università della Tuscia alla Libreria Mondadori di Viterbo. Giunto alla sua quinta edizione, il laboratorio della dottoressa Rossella Cravero, pubblica il nuovo frutto del lavoro creativo del suo gruppo di studenti dell’anno accademico 17/18, ed oggi ci viene presentato proprio da loro.
In un momento così problematico a livello umanistico, soprattutto per quanto riguarda la scrittura, il Disucom crede ancora in questa tipologia di progetti. Così scatti rubati di panni stesi al sole, diventano storie da raccontare. Matteo, Sara, Lucia, Dalila, Simone, Rachele, Valerio, solo alcuni degli autori che troveremo nel libro, che ci parleranno di gelosie, di storie d’amore e di amicizia, ma anche di horror e fantasmi.
Panni Stesi è un fluido di testi maturi, dove generi diversi, si interfacciano tra loro, fondendosi, giocando e raccontando un filo rosso che ci conduce fra le pagine del libro. Foto: da qui gli studenti hanno iniziato ad aprirsi, a condividere i propri pensieri ed i propri elaborati nel gruppo, che diventa un punto di sostegno e di confronto.
Non si tratta più solo di scrivere, ma di far parte di una grande palestra dove tu dipendi dagli altri e gli altri dipendono da te. Dove ti rendi conto che non scrivi solo per te stesso, ma ti costringi a metterti a confronto con gli altri. Un progetto dove, citando la stessa professoressa, la pagina bianca è la benvenuta, e saper ascoltare crea stimoli per essere più produttivi. E il prodotto finale è il risultato tangibile del lavoro svolto durante l’anno. Si tratta di metterci la faccia, e alla fine la soddisfazione è grande.
Come è grande l’emozione di vedere il libro presentato in una vera libreria e fantasticare, pensando che un giorno, fra i tanti scaffali, in mezzo a tutti quegli scritti, ci possa essere anche il proprio.




