Separazione e divorzio: l’evoluzione-involuzione dell’assegno divorzile.
Separazione e divorzio. La famiglia viene considerata come una società dove, allo scioglimento, si valutano gli apporti conferiti dai suoi membri che ne hanno arricchito il patrimonio.
Sono cambiate alcune disposizioni in merito a questa legge. Ma non stiamo parlando di una nuova legge sul divorzio, ma bensì di una modifica del calcolo dell’assegno divorzile. E di uno sveltimento delle pratiche per rendere qualcosa di difficile un po’ più semplice o almeno più equo. Tutto sta a capire equo per chi.
La legge sul divorzio viene approvata nel 1970 e il legislatore non parlò di divorzio ma bensì di “cause di scioglimento del matrimonio, per unione fallita”. Nel non troppo lontano 1970 sembrava una legge quasi eretica in quanto era impensabile all’epoca sciogliere un legame considerato indissolubile. Nel 1974 ci fu un referendum abrogativo dell’istituto dello scioglimento del matrimonio, ma non fu accolto dalla maggioranza della popolazione. Il 1974 è un anno “spartiacque” per il diritto della famiglia e, all’epoca, anche delle donne. Nell’immaginario collettivo era un qualcosa di “non giusto” e i primi divorziati non erano ben visti o compresi. Ma ben presto, come tutte le altre cose, ci si è abituati all’idea che anche un’unione può finire, per motivi tra i più diversi.
Ai nostri giorni la separazione e il divorzio non è più un tabù, è un qualcosa di assolutamente comune e non più motivo di pregiudizio. Per questo proprio quest’anno, l’11 Luglio, grazie ad una sentenza delle Sezioni Unite, qualcosa è cambiato. Quello che è cambiato è il modo di calcolare l’assegno divorzile che sempre crea dissapori e problemi tra la coppia.
Nel 1975, grazie ad una sentenza della cassazione, si diede all’assegno divorzile una funzione assistenziale, ma anche compensativa e risarcitoria. Compensativa perché si teneva conto della durata del rapporto e risarcitoria nell’eventualità ci fosse stato il bisogno di tener conto dei motivi della decisione.
Dopo anni in cui questo è stato l’orientamento seguito per il calcolo dell’assegno, arriva una sentenza del 2017 nella quale si considerano il criterio attributivo e quello determinativo.
La svolta vera però arriva quest’anno, proprio l’11 luglio, quando dopo la sentenza della Corte di Cassazione, si inizia a considerare ed applicare il criterio ‘composito’ che si fonda su principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo provando a portare, secondo i matrimonialisti, un po’ di giustizia sociale.
Ed ecco che all’assegno di divorzio viene attribuita non solo la funzione assistenziale, ma anche quella compensativa e perequativa. In parole più dirette, si calcola l’assegno divorzile ripartendo equamente tra i due coniugi. Questo per rendere dignitoso lo stile di vita di entrambi. In definitiva questa non è una vera e propria modifica ma un precedente che potrebbe fare un favore all’una o all’altra parte. Uomini stanchi di pagare assegni esorbitanti che stentano a ricostruirsi una vita e spesso costretti a tornare a casa dai genitori per un’indisponibilità economica, si potrebbero ritrovare a pagare meno e a riavere una disponibilità dignitosa. Dall’altra parte, le donne che non ricevono abbastanza denaro e aiuto, potrebbero, in definitiva, avere anch’esse una situazione economica più favorevole.






