Il ritrovamento del corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro avvenne il 9 maggio 1978. Erano passati cinquantacinque giorni dal suo violento rapimento in via Fani da parte delle Brigate Rosse. La foto del bagagliaio aperto della Renault 4 rossa con dentro il cadavere del politico è diventato uno dei simboli più atroci degli Anni di Piombo e della storia della Repubblica italiana.
Uccisione Moro: un omicidio politico
Si dice che i brigatisti discussero a lungo sull’eventuale omicidio di Aldo Moro. A quanto pare, ebbero degli scrupoli non solo morali, ma strategici. Si domandarono se fosse il caso di uccidere il leader della Democrazia Cristiana dopo aver assassinato anche tutti gli uomini della sua scorta.
Alla fine di un “processo del popolo”, decisero che era il caso di portare al termine l’assassinio. L’esecutore del delitto fu Mario Moretti, componente storico del nucleo esecutivo delle Brigate Rosse. Ma alla fine dei conti, fu un omicidio politico e terroristico.
La mattina del 9 maggio, Aldo Moro non sapeva che presto sarebbe arrivato il momento della sua esecuzione. I brigatisti gli dissero che doveva essere trasferito in un altro covo. Secondo altri, invece, gli venne detto che era arrivato il momento della sua scarcerazione.
Il ritrovamento e la commemorazione funebre
Il leader della Democrazia Cristiana arrivò insieme ai brigatisti al covo di via Montalcini, a Roma, trasportato all’interno di un cesto di vimini. In seguito, i terroristi lo misero nel bagagliaio della Renault 4 rossa che avevano rubato qualche mese prima. Fu allora che Mario Moretti sparò una serie di colpi, dopo aver avvolto il politico in un panno di colore rosso.
L’auto fu ritrovata in via Caetani, non distante dalle sedi del PCI e della DC. I familiari hanno manifestato le volontà di Moro di chiudersi nel silenzio e non celebrare la sua morte. Ma il 13 maggio successivo, si tenne una messa funebre dai toni solenni presso la basilica di san Giovanni in Laterano, alla presenza di papa Paolo VI.






