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Vincenzo Bellelli e gli Etruschi al DiWine

vincenzo bellelli

Si è conclusa con grande successo di pubblico la 18° Edizione del Divino Etrusco a Tarquinia.

La serata finale delle degustazioni DiWine, mirabilmente ideate e condotte da Carlo Zucchetti l’Enogastronomo con il cappello, ha visto protagonisti Vincenzo Bellelli Direttore del Parco Archeologico Cerveteri e Tarquinia e Francesco Mondini Tarazona produttore del  vino alla maniera degli etruschi.

Vincenzo Bellelli ha tenuto una breve ma interessantissima relazione sugli Etruschi e sul loro rapporto con il vino.

Dopo una breve introduzione su come fu intrapresa la coltura della vite sulla nostra penisola, e di come gli studiosi abbiano potuto determinare con certezza che questa pratica sia iniziata tra il IX ed il VII secolo a.c. , ha spiegato anche l’importanza della produzione dei contenitori che hanno assunto una importanza notevole nei banchetti. La produzione dei contenitori per il trasporto e l’uso del vino a tavola ha dato il via ad un importante commercio tra i vari popoli.

Osservando i corredi ritrovati nelle tombe di Tarquinia, si nota sempre la presenza di anfore vinarie spesso con qualche iscrizione. Ma molto più spesso con scene di raccolta di uva eseguita da satiri dionisiaci. La tradizione vuole che la vite fosse scoperta da Dioniso e solo grazie ai suoi vagabondaggi fu diffusa in tutto il mediterraneo e non solo.

Vincenzo Bellelli, ha anche mostrato al numeroso pubblico presente, quali fossero gli arnesi e le coppe utilizzati dagli Etruschi per servire a tavola il vino.

Il banchetto aveva delle regole precise e il consumo del vino richiedeva un numero imprecisato di contenitori diversi. Il vino veniva conservato in un’anfora o un orcio, ma non veniva mai servito puro. Veniva versato nel cratere,  un vaso largo e capace, mescolato con acqua in genere con la proporzione di una parte di vino e due di acqua.

Anche l’acqua veniva conservata nell’hydria, una brocca a tre anse.

Il vino diluito veniva attinto con delle apposite brocche e se il liquido era stato aromatizzato con ingredienti vari come il formaggio, veniva filtrato con dei colini e versato in larghi calici.

 

 

 

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