L’intervista a Paolo Bologna, per parlare della sua interessante richiesta al Comune di Montefiascone ad intitolare una strada o altro a Vincenzo Bologna e consorte.
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Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo difficile percorso per far riconoscere una via alla memoria di tuo padre Vincenzo Bologna.
Credo mi abbia chiamato lui. Ed il paese dove sono nato, cui lui ha dato tanto. Tanto. Una persona così importante per Montefiascone e la Tuscia tutta. Ho scritto il post di getto, sono anche scrittore, certamente è servito per raccontare la sua storia e quella di quel periodo. Storia che si è arricchita con testimonianze di opere, fatti, etc.
9- VINCENZO BOLOGNA-Giorgio Zerbini-in 40 anni di storia di Montefiascone di LA VOCE- Dicembre 1987- bis titolava il lungo articolo di omaggio alla sua persona, Giorgio Zerbini sulle pagine (5 pagine con tanti interventi) de LA VOCE, il mensile di Montefiascone nel dicembre 1987. Zerbini è il più importante narratore dell’agro Montefiasconese. Cultura.
Nel passato passati i 15 anni di legge, si chiese già di intitolare una via, ma non ricordo quale amministrazione chiese di spendere soldi per il paese in cambio, cosa che scoraggiò la famiglia: aveva già dato così tanto… Non si può comprare un tributo di intestazione come hanno fatto altri a Montefiascone.
Mio padre ha investito tanto su me, mi ha permesso di studiare, cosa che ho fatto tutta la vita e continuo a fare. Credo di avergli dato qualche soddisfazione con la mia attività di regista, ne era fiero. Sono forse l’unico in famiglia che scrive bene, così dicono, poi sono stato tanto fuori.
È anche il mio paese che mi ha chiamato, un risveglio per Montefiascone, che continua a vivere in un torpore (qualcuno in un commento, lo ha chiamato ‘torpore d’anime’) che non merita, la natura lo ha dotato di gioielli incredibili, abbiamo tutti noi che ci siamo nati il dovere di farli brillare al meglio. La storia di Vincenzo Bologna, con la sua formidabile storia alle spalle, con il suo impegno di operosità, la sua carica incessante propulsiva, è un esempio da portare in primo piano; ha fatto tanto, ha praticamente fatto tutto in questo paese nei 40 anni, finché è vissuto e prematuramente scomparso. Montefiascone brillava nella Tuscia. Dove ti giri ci sono sue opere, lo riconoscono anche quelli che erano i suoi avversari politici. Poi, poco o niente, anzi. Così dicono.
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Partiamo dalle origini, chi era Vincenzo Bologna, tuo padre?
Figlio di un piccolo artigiano edile di un paesino sul mar piccolo di Taranto, orfano a 12 anni, con 5 fratelli più piccoli, finite le elementari già lavorava con padre, lavorava duramente mi raccontò. Tutta la famiglia e i 6 i figli vivevano in un bilocale senza corridoio.
Una storia esemplare e inattaccabile, si è fatto tutto da solo partendo da meno di zero. Il vecchio parroco del suo paesino, don Antonio, che ho conosciuto nel 2006 in occasione della morte di una sorella di Vincenzo, mi raccontava, con gli occhi che gli brillavano, che già da ragazzo disciplinava i compagni, aveva uno spiccato talento sociale di capogruppo, pieno di valori incrollabili, come la sua fede cattolica, una dirittura morale che lo aiutò molto nella vita e nel paese dove capitò; Montefiascone è un paese della Chiesa di Roma, suo avamposto, qui Roma pontificia ha fatto tutto, non c’è mai stata una intelligentia borghese o nobiliare, un agro diffuso, ma sostanzialmente solo un grande centro ecclesiale e fortunatamente ci fu anche una grande biblioteca d’eccellenza, dove si formarono ad esempio Giovan Battista Casti, Francesco Orioli, etc, una antica tipografia.
La storia di Vincenzo Bologna è la storia di Enea. Straniero, in fuga l’8 settembre da Roma, arriva, combatte e vince, fonda. Era molto intelligente, leggeva tanto e poteva parlare con qualunque laureato, tecnico di ogni tipo, lo raccontano nei commenti al fortunatissimo post che messo su Facebook sulla sua storia, con la richiesta di dedicargli una via, etc.: Il post ha superato i 550 commenti emozionanti, 1570 gradimenti, 96 condivisioni, nonostante siano passati 35 anni dalla sua dipartita: ‘il tempo è stato galantuomo’.
Sono spesso i figli di chi lo ha conosciuto che hanno commentato per i sentito dire dai genitori che ricordano non solo l’operosità, le infinite cose che ha fatto, ma anche la grande umanità di Vincenzo e della moglie Vera, montefiasconese doc. Il caso ha voluto che Vincenzo, dopo un anno di nascondimenti nelle campagne, disertore dopo l’8 settembre e dopo anche un’azione partigiana a Roma contro un treno tedesco, andasse ad abitare proprio di fronte a dove viveva mia madre. Senza di lei, non sarebbe arrivato dove è arrivato. Il ‘signor Caso’.
Ferito in guerra in Africa era rientrato a Roma. Fu una fortuna, perché pare che quelli del suo battaglione morirono tutti o quasi. Fortune e forte volontà di risollevare l’Italia. Era un imprenditore nato, ma non solo per il lavoro di costruttore edile ereditato dal padre, ma la cosa che lo caratterizzava, nel suo sguardo, cosa che credo di aver ereditato, era quella di vedere le cose dall’esterno, come fosse uno straniero. Montefiascone ha sempre guardato la sua punta delle scarpe. Lui guardava sempre avanti, lontano, è quello che dicono tutti, da straniero, spirito che aveva sempre conservato, vedeva quello che non andava, quello di cui c’era bisogno per un paese che amava. Mi dicono che aveva anche tanto talento nel trovare i fondi le leggi per finanziare le opere.
Pensa che da emigrato e fuggitivo in pochissimi anni, dal ’45 agli inizia anni ’50, Vincenzo è arrivato a dirigere l’Ente Maremma, la prima ditta edile ad iscriversi alla camera di Commercio, fondare la Democrazia Cristiana viterbese e divenire il referente politico del più longevo personaggio politico della Repubblica Italiana, Giulio Andreotti. Lo fece venire anche quando, presidente del Consiglio dei Ministri, ad inaugurare la quarta edizione della fiera del Vino, nel 1962. Manifestazione che dirigeva, la più vecchia di Montefiascone, che esalta la più grande vocazione di Montefiascone: il Vino. Ed il corteo storico nel 1968 (come riporta LA VOCE di settembre).
Agli inizi degli anni ’50 aveva già fondato un giornale d’opinione, ho ritrovato tanti numeri, si chiamava ‘Rocca Falisca’. Come ha fatto in così breve tempo a raggiungere quei risultati, lui, con la sola quinta elementare?
Mi ha fatto sorridere un commento che diceva
“Finché c’erano quelli come tuo padre abbiamo costruito tanto, poi sono arrivato i laureati…”
Quella di Vincenzo Bologna è una storia emblematica di tutto il novecento Italiano e di generazioni formidabili. Quello che ha fatto lui per Montefiascone non lo ha mai fatto nessun altro nella storia del paese, certamente nel secolo scorso. Se guardiamo i record raggiunti ci si meraviglia appunto di come appunto ancora non sia stato omaggiato precedentemente.
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Secondo te e secondo le testimonianze che hai raccolto, qual è stato il segno più tangibile che ha lasciato nella memoria storica del paese?
Di un uomo che ha fatto tanto, tutto praticamente, dove interveniva risolveva in rapidità concretezza, e poi di profonda umanità e disponibilità verso chiunque bussasse alla sua porta, sempre pronto a dare buoni consigli a tutti. Sempre pronto a tendere la mano ai suoi avversari, come ricorda Giorgio Zerbini nel suo articolo. Anche mia madre, ad esempio, apriva la porta a tutti, li faceva entrare, accomodare e solo allora chiedeva chi fosse ed in cosa poteva essere utile:
‘ Chiedete e vi sarà dato ’ era il detto evangelico che ripeteva, insieme a quello ‘ Io vedo Dio nella natura ’.
Non aveva paura della gente, era aperta a tutti, aveva una fiducia illimitata negli altri. Di questo tutti ne parlano, del suo garbo, del suo carattere pacificante e gentile, elegante, leggero, ti indulgeva a vedere sempre il lato positivo delle cose, che tutti in fondo erano buoni… Non ha mai detto mezza parola contro qualcuno. Il carattere giusto per controbilanciare quello di mio padre che invece aveva un carattere forte.
Un commento che ho sempre sentire su di lui è
“Molto intelligente, vedeva più avanti di tutti”.
Grande capacità di coinvolgere, imponendosi quando lo riteneva giusto. Per questo realizzava. Era un decisionista, ma anche accorto, capace di piegarsi, di tendere la mano. Un vero democratico. Grande psicologo, sapeva sempre chi aveva davanti.
Vincenzo Bologna ha combattuto una battaglia difficile, ma dalla parte giusta e soprattutto della ragione: la Democrazia, quella cosa che ci hanno tramandato i Greci i padri dell’Europa dalla quale tutto l’occidente deriva. Una parte del paese ci voleva portare sotto una dittatura ‘slava’: incomprensibile, dopo quello che il paese aveva passato, un’altra dittatura?! e per di più ‘slava? E’ quello che disse Benedetto Croce
“… come potevano pensare che i latini potessero dipendere da un popolo slavo?” Fortunatamente la storia gli ha dato ragione, ha dato ragione a quell’Italia, con tutti i difetti e le degenerazioni finali. O sempre pensato che le ideologie, come le forme religiose assolute, siano generate dalla profonda ignoranza.
Chi piega la sua testa in quel libro e dice “Qui c’è scritto…” È ignorante e pericoloso.
Un giorno uno tipo di Montefiascone, appena conosciuto, mi raccontò che era andato da mio padre per chieder un posto di lavoro
“Tu sei forte, sei già un bravo artigiano, perché mi chiedi un ‘posto di lavoro’?
Aveva ragione- mi disse, ho poi fatto una bella impresa per conto mio”.
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Dopo tutti questi mesi di lavoro da parte tua, qual è la difficoltà più grande che stai incontrando?
Ma insomma, nessuno finora, nessun commento negativo! Ma qualche sciocco esce sempre fuori, i social sono così. Tra tutti spicca il bellissimo commento del Vescovo di Montefiascone, Mons Fabio Fabene, che ne ripercorre l’opera sociale accanto a quella dei vescovi, ne chiede il riconoscimento di una strada, etc. E tanti altri commenti spesso formidabili, di grande ringraziamento per aver ricordato anche un periodo felice per Montefiascone. E la grande umanità che ho smosso, commenti che spesso mi hanno fatto lacrimare. L’attuale compagine del consiglio comunale, sia di governo che di opposizione, non ha brillato per farsi sentire nel post che messo, tra troppo giovani, assenti sui social, etc. 3 o 4 dell’attuale giunta con commenti e gradimenti; qualcuno dell’opposizione, li ringrazio tutti.
L’ex ultimo sindaco, che era il portiere dell’Ospedale di Montefiascone quando mio padre presidente, ha lasciato un bel commento. L’ospedale quando Vincenzo fu fatto presidente, aveva solo una piccola infermeria di tre stanze, Vincenzo ne fece un grande polo d’eccellenza e di prestigio della provincia, diede lavoro a tanta gente. Era il primo ad arrivare al mattino sul luogo di lavoro come raccontano; qualcuno lo accusò di avere ‘una gestione verticistica…’ (l’ho letto su un vecchio articolo). Lo aveva creato lui, tutti lo portano come esempio di efficienza, di assistenza ai malati
“Se c’era Bologna…”.
Farò un libro con tutti i commenti gradimenti. È la storia di Montefiascone raccontata anche dalla gente, quanti mi hanno ringraziato. Narrare, raccontare il paese, bisogna farlo.
Ho ricordato alla sindaca ed assessori, nella ‘Lettera Aperta’ scritta al Comune per chiedere l’intestazione, etc. che se il comune è nell’attuale sede del centro storico, cioè Palazzo Doria, lo devono a Vincenzo Bologna. Quando fu eletto sindaco, con una valanga di voti, nel 1975, la sede comunale già dal 1969 (come riporta un articolo del tempo del 2 gennaio 1979 in occasione della inaugurazione), era diffusa in vari uffici giù in basso, per l’instabilità e stato fatiscente della sede storica. Tanti volevano una nuova sede in periferia, mio padre e la sua amministrazione si imposero e subito appaltarono i lavori che durarono ben tre anni.
E La bellissima Biblioteca? il mattatoio, la palestra, Il campeggio, il centro anagrafe meccanizzato? Ho raccolto le testimonianze, lui non ne parlava, di quello che realizzava. Faceva grandi cene, invitava tanta gente, mia madre organizzava. Chissà quante altre cose ha fatto. Hanno fatto tanto del bene, erano generazioni dove si lavorava per il bene comune, bastava un astretta di mano, uno sguardo e si faceva.
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Oltre all’intitolazione di una via alla memoria di tuo padre, quale altro obiettivo vorresti aggiungere?
Vedere far risplendere Montefiascone di nuovo, o semplicemente curare i maltrattamenti che lo affliggono. Hanno sbagliato quasi tutto e quasi tutti in questi anni, non starò qui a fare l’elenco, guardano solo la punta delle loro scarpe, non alzano mai lo sguardo, non si sanno veder dall’esterno. La bellezza va dedicata in primis ai suoi abitanti, ma in parallelo a chi lo visita, e sono tanti, tanti stranieri passano e comprano case a Montefiascone. Tante cose sciatte e dannose sono state fatte. Era la ‘Perla dell’Alto Lazio’. Ora è una perla coperta. Non servono i soldi se non hai visione, cultura, amore.






