
Nella biblioteca del seminario di Padova si può trovare il codice miniato di Dioscoride risalente al secolo XIV. In questo libro si trova raffigurato l’assenzio (Artemisia absinthium) al quale si attribuiscono proprietà magiche come quella di essere antidoto contro il morso di ragni e topi.
L’assenzio è una pianta spontanea che cresce nei luoghi secchi, lungo i margini delle strade, ma viene anche coltivato per le sue proprietà terapeutiche. Per i principi amari che contiene viene usato in tutti i casi in cui sia necessario stimolare le funzioni digestive. E’ molto utile nelle anoressie, nelle dispepsie, nei meteorismi e durante le convalescenze.
L’artemisia o assenzio viene chiamata erba santa per le sue proprietà medicinali.

La pianta può raggiungere il metro di altezza, ha le foglie pelose, ramificato e biancastro. Ha numerosi capolini gialli che formano grappoli composti. La droga è costituita dalle sommità fiorite e dalle foglie. Si utilizza l’infuso mettendo un cucchiaino di foglie efiori secchi in una tazza d’acqua caldissima. Si prende mezz’ora prima dei pasti.
Molti preferiscono assumere prima dei pasti principali 30 gocce di tintura.

La tintura che si ottiene macerando per un giorno intero 30 gr. di foglie secche in 60 grammi di alcool a 90°. Dopo 24 ore si aggiunge un litro di vino bianco secco e si lascia riposare per altri dieci giorni. Infine si filtra e si conserva in una bottiglia di vetro scuro. E’ consigliabile non superare la dose di 100 grammi giornalieri di questo preparato.
Vino con artemisia e altre erbe
2 litri di vino rosso
20 foglie di menta selvatica
20 aghi di rosmarino
10 foglie di salvia
20 foglie di artemisia

Mettere in un recipiente di vetro mettere il vino e le erbe e lasciare in infusione per 8 giorni. Il vaso deve essere conservato al buio. Dopo 8 giorni filtrare il preparato e conservarlo in una bottiglia di vetro scuro per 1 mese prima di consumare. Assumere un bicchierino di vino con artemisia dopo i pasti principali.
Della stessa famiglia dell’assenzio fa parte anche il dragoncello, l’elicriso e il genepì delle Alpi.






