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Il monumento naturale delle Gole del Farfa

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Il Farfa è un affluente della riva sinistra del Tevere che nascendo dai Monti Lucretili va a confluire con il Tevere nel territorio della Città Metropolitana di Roma. Insieme al Nazzano, fa parte di una riserva naturale gestita dalla regione Lazio.

Tutela delle acque del Farfa: tra turismo e protezione

Ma le sue gole rappresentano da sole vero gioiello ambientalistico e turistico. Con le sue acque fredde e il letto costituito da ciottoli, il fiume rappresenta un importante centro di balneazione verso il quale confluiscono turisti provenienti da tutto il Centro Italia.

Già nel 2008, un’associazione senza scopo di lucro – il Giardino faunistico di Piano dell’Abatino – aveva richiesto alla Regione Lazio che il tratto inferiore del fiume fosse nominato Monumento Naturale.

In effetti, non esisteva fino a quel momento nessuna protezione speciale accordata a quel gioiello naturale, condannandolo ai rischi della forte pressione antropica dovuta al crescente turismo.

Questo avrebbe messo a rischio alcune specie autoctone di salmonidi, nonché altri pesci e crostacei che trovano il loro habitat naturale nelle fredde acque delle Gole del Farfa.

Infine, nel 2018, il tratto inferiore del fiume è stato inserito nella Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa e al momento si trova sotto l’area di competenza della Regione Lazio.

Ricchezza storica e importanza delle acque

Un’azione necessaria per preservare un bacino naturalistico di vitale importanza nell’Italia centrale, conosciuto sin dai tempi più antichi. Basti pensare che già Ovidio lo cita nelle Metamorfosi, ricordandolo con il nome Farfarus.

Poi, il nome del fiume e delle sue “limpide acque” compare anche negli scritti di Sidonio Apollinaire, il santo che era in viaggio da Ravenna a Roma nel 467. Il santo trovava ristoro presso i corsi d’acqua laziali, per evitare che il suo corpo “soccombesse allo scirocco calabro”.

La purezza delle acque del Farfa è nota anche oggi, tanto che esse vengono raccolte presso la diga di Salisano, vengono prelevate e convogliate presso l’Acquedotto del Peschiera-Capore. Si tratta dell’acquedotto che rifornisce Roma.

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