Simona Sterpa archeologa e guida turistica si occupa di un progetto molto importante per la Tuscia, la riqualificazione del sito archeologico di Norchia.
D: Simona Sterpa raccontaci del progetto e del perché Norchia è chiamato la Petra d’Italia
R: Sono stati gli stessi turisti che si sono meravigliati della grandiosità delle tombe che si trovano in luogo. Norchia è un sito etrusco ed abitato anche in epoca romana. E’ stato frequentato anche in epoca medievale. Ma la vera meraviglia sono i monumenti funebri imponenti e scavati direttamente nella parete tufacea. Le tombe hanno una architettura imponente che stupisce ed affascina sempre chi le ammira. Quindi la definizione di Petra italiana è stata data proprio dai turisti che ho portato a visitarla.
D: Chi è Simona Sterpa, di cosa si occupa?
R: Io sono un’amante di tutto ciò che è cultura. Nasco come archeologa, e amo definirmi di campo perché mi piace scavare e stare all’aria aperta. Mi piace indagare per ritrovare le nostre antiche radici. Poi negli anni mi sono specializzata sulla valorizzazione e sul turismo. Dal 2000 sono guida turistica abilitata e mi occupo della Tuscia. E da poco ho seguito un master sulla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Il mio obiettivo è quello di valorizzare il nostro territorio che è senza dubbio uno dei più belli in Italia. Anche se la nostra penisola è piena di siti interessanti e stupendi, il territorio del Viterbese deve essere ancora valorizzato. Perché da un certo punto di vista è ancora vergine. Deve essere valorizzato totalmente a partire dall’archeologia per finire al mondo eno gastronomico. Passando dalle terme, dal mare i laghi e tanto altro.
D: Simona Sterpa, raccontaci il progetto di Norchia e dell’Associazione Amici di Norchia.
R: Il progetto si è potuto realizzare grazie ad una serie di sinergie. La prima e più importante è quella della famiglia Stelliferi proprietaria del terreno sul quale sorge il sito archeologico. Molti non sanno che Norchia sorge su un terreno privato. Pertanto se il proprietario non avesse sposato totalmente il progetto di valorizzazione del sito, non saremmo qui a parlarne. Carlo Stelliferi mi ha appoggiato in più di una circostanza ed a lui va il mio più sentito ringraziamento. Un’altra sinergia importante è quella con la Soprintendenza Archeologica Per L’Etruria Meridionale che prima con la D.ssa Argento e adesso con la D.ssa Maria Letizia Arancio hanno dato un grosso apporto e supporto. Un altro appoggio importante è quello di un finanziatore privato che è il Dr. Lorenzo Benini del Trust di Scopo Sostratos, che dal 2015 è al nostro fianco. Graziee a loro possiamo continuare gli scavi, ma possiamo anche restaurare i ritrovamenti. Uno dei corredi ritrovati a Norchia e restaurato grazie a Sostratos è esposto al museo Nazionale etrusco di Viterbo.
E’ grazie a loro che il progetto può andare avanti. Il sito era stato abbandonato e in trent’anni di incuria il bosco aveva ricoperto tutto. Noi siamo riusciti a rendere fruibile il luogo, creando anche dei cammini e dei percorsi. Abbiamo ripulito delle aree vicino alle tombe e ritengo che abbiamo fatto dei grandissimi passi avanti. Siamo anche alla ricerca di fondi europei per far si che il progetto possa essere concluso.
D: Se i nostri lettori volessero venire a visitare Norchia, come possono fare? A chi si devono rivolgere?
R: La prima cosa che devono fare è contattare la nostra associazione Amici di Norchia che è un’associazione di imprenditori che intende valorizzare il sito, con visite guidate, degustazioni, prodotti tipici e tanto altro. I contatti sono +39 375.5613467 o +39 328.9068207 amicidinorchia@gmail.com. E’ un’associazione formata da imprenditori e da professionisti dei Beni Culturali che sono degli archeologi che collaborano con me e anche guide turistiche abilitate.
D: Simona Sterpa quali sono i tuoi prossimi progetti?
R: In questo periodo a causa del Covid che mi costringe a stare a casa, sto seguendo di più gli studi su Norchia. Sto facendo una ricerca sul reperimento dei fondi per rendere il sito un’area visitabile in piena sicurezza che garantisca l’accoglienza. Vorremmo realizzare anche una guida completa con tutti i risultati degli scavi. Quindi aggiornata. Con altri colleghi stiamo realizzando un progetto di rete con altri siti archeologici come Blera.






