Stefania Capati: Oggi è nostra ospite la professoressa Fiorenza Taricone, Ordinaria di Storia delle dottrine politiche e di Pensiero politico e questione femminile presso l’Università degli Studi di Cassino, che ‘unica cattedra è l’unica esistente in Italia con questa dicitura.
Fiorenza Taricone : Buongiorno a tutti quelli che ci ascoltano
Stefania Capati: spiegarci di che cosa ti occupi e che cos’è il pensiero politico e la questione ?
Fiorenza Taricone: questa dicitura Pensiero politico e questione femminile esiste dal 2005, perché la mia disciplina è anche storia del pensiero politico, ma ho deciso di cambiarla perché in realtà esiste un collegamento tra le vicende storiche e l’emancipazione femminile. Vorrei anche rafforzare il collegamento con le pensatrici e le scrittrici politiche che hanno parlato di diritti civili e politici, di emancipazione, di guerra e pace.
Stefania Capati: facciamo un esempio di chi sono queste donne.
Fiorenza Taricone: Certamente se ti devo parlare di una italiana è sicuramente Anna Kuliscioff , che è la mente femminile del socialismo riformista. Ed è una delle figure che appartiene al progetto delle grandi donne inaugurato da Sonia Marino. Ed è anche il motivo per cui ci siamo conosciute con Sonia. Potrei parlare di Anna Maria Mozzoni, che era lombarda e rappresenta le italiane, mentre Anna Kuliscioff rappresenta un po’ il pensiero internazionale perché lei è nata in russa, ma in realtà era apolide. Ma ti potrei parlare della storia della pace scritta dall’inglese Harriet Martineau che va in America negli anni trenta. Quindi gli esempi spaziano, diciamo in tutto l’occidente. Io ho iniziato la battaglia insieme a tante colleghe, diciamo trent’anni fa. Ecco, da trent’anni fa a oggi nelle scuole poco o nulla è cambiato. I manuali sono sempre quelli e le assenze femminili sono sempre quelle. Purtroppo.
Stefania Capati Forse c’è stata una regressione?
Fiorenza Taricone Direi di sì, perché mentre in molti settori le donne, sono andate avanti e in qualche caso anche indietro, perché questo è tipico del cammino femminile. Invece per quello che riguarda le scuole
dove si trattano tutte le discipline che poi i ragazzi e le ragazze non incontreranno mai più, non c’è stato progresso. Io trovo che questo sia proprio un non rispetto della Costituzione e la parità è anche nell’istruzione sì nel diritto allo studio, ma anche nei contenuti di ciò che si insegna.
Rispetto a tanto cammino fatto dalle donne in Italia dalla fine dell’ottocento e poi negli anni settanta, con il secondo e con il neo femminismo degli anni settanta si è fermato tutto lì. Beh, diciamo vogliamo dire che i testi sono arretrati? Sì, certo che lo dico.
Stefania Capati Mi viene spontanea una domanda ma qual è la causa principale di questa ignoranza della questione femminile?
Fiorenza Taricone sì, allora intanto c’è un versante istituzionale e cioè io credo che la misoginia, il patriarcato di cui tanto si parla non riguarda solo l’iceberg dei femminicidi, ma riguarda invece un sottile atteggiamento misogino che dei riflessi, un po’ ovunque e quindi si riflette anche nelle scelte e nelle mancate scelte della politica. Perché io penso che qualunque ministro o ministra intendo dire anche ministri delle pari opportunità del passato. Ecco non abbiano, come si dice preso il toro per le corna e del resto da Pechino in poi, cioè da quando è nato il ministero per la parità, nel novantasei le ministre e i ministri avrebbero avuto tutto l’agio e il potere politico decisionale per fare dei tavoli veri di riforma del sapere.
Quando leggo per tanti motivi, per carità, che gli studenti a scuola si annoiano, mi dico vabbè, mi annoierei pure io, perché la scuola è lontana dalla realtà. No, Sono vicende molto antiche. Sempre. Parlo spesso in questo periodo della guerra e della pace. Perché i giovani dovrebbero sapere cos’è la pace? Quando nei manuali si parla solo di guerre.
Stefania Capati E’ una visione un po’ distorta?
Fiorenza Taricone Sì, direi di sì. Dopodiché ci sono anche le responsabilità. Sicuramente le insegnanti poverine, in questi anni sono state, per così dire, molto in trincea, sia donne insegnanti che uomini. E però diciamo anche da parte delle famiglie serviva un occhio più attento. No, non nell’acquisto dei libri di testo, ma su cosa c’è scritto nei libri di testo. L’aggiornamento non c’è stato e benvenute le campagne europee sulle STEM, cioè sull’incremento dell’iscrizione delle ragazze, delle giovani alle facoltà scientifiche. Ma se il sistema capillare, cioè scolastico, non orienta in questo senso e non ci sono libri che parlano di questo, e sembra che prima o dopo Rita Levi Montalcini non ci sia stato nulla? E invece non è così. Perché mai le ragazze dovrebbero pensare che non sono adatte a studiare materie scientifiche? Chi glielo dice? Nessuno, nel senso che loro vivono anche di vecchi pregiudizi. Quindi io trovo rispetto ad alcune fughe in avanti, ad un movimento femminista che è globale, mi sembra evidente e che la vera posta in gioco in questo momento non nell’occidente, ma nel mondo. Non dimentichiamo che le donne votano e quindi sono in grado di orientare le scelte politiche. Purtroppo nei libri di testo c’è tanto di vecchio ma molto di vecchio.
Stefania Capati sono un po’ spaventata da questa cosa. Che cosa si può fare per limitare questi danni enormi?
Fiorenza Taricone sì, sono dei buchi che poi difficilmente si colmano. Perché poi insomma le giovani e i giovani che si laureano giustamente pensano all’orizzonte lavorativo che è già di per sé è così difficile. Quindi io penso che ci debba essere un incontro dall’alto e dal basso, e cioè che famiglie, scuole si incontrino.
Bisogna prendere coscienza di questo, cioè farsi una domanda. che cosa studiano le mie figlie e i miei figli nei libri di testo, Magari anche dargli un’occhiata che non sarebbe male. Dopodiché bisogna collegarsi con la scuola.
Stefania Capati Vorrei parlare dell’evento del ventiquattro novembre, in programma proprio all’Unitre e promosso da Sonia Marina.
Fiorenza Taricone Le finalità di questo evento sono antidiscriminazione, inclusione, uguaglianza. Ed è evidente che l’iniziativa è transdisciplinare che è il termine che oggi si usa di più rispetto a quello che è un po’ più vecchio e che era la interdisciplinarità. Questa è la transdisciplinarità, perché effettivamente si dice soli non si va da nessuna parte.
Quindi se non abbiamo un orizzonte transdisciplinare non andiamo da nessuna parte per scoprire che poi c’è molto da fare un po’ dappertutto. E infatti siamo tutte presenze femminili e maschili nel convegno con orizzonti culturali e professioni diverse.
Il messaggio è che l’inclusione non può riguardare un settore specifico, ma deve riguardare un cambiamento di mentalità che poi si dovrebbe tradurre nei fatti. Io ho conosciuto Sonia Marino in questo progetto che era quello delle grandi donne celebri, una l’ho citata prima Anna Kuliscioff , perché credo che i giovani abbiano bisogno di modelli, i modelli positivi che facciano un po’ da contraltare anche a quello che hanno intorno, che non è sempre granché positivo.
Quindi diciamo dovrebbero avere come modello delle donne che si sono sacrificate, che hanno espresso le loro idee senza paura.
Ecco, io penso che Sonia con questo convegno ha centrato l’obiettivo di indirizzare le forze verso un punto comune.
Io lo condivido perfettamente e quindi con molto piacere darò il mio contributo a questo convegno del ventiquattro novembre che si svolge nell’aula magna del Rettorato di Roma tre





